LA STORIA DELLA BARONESSA DI CARINI
Mi chiamo Laura Lanza di Trabia, ma tutti ricordano il mio nome come quello della Baronessa di Carini. La mia voce è rimasta sospesa nel tempo, legata a un castello e a un delitto che ha segnato la Sicilia.
Avevo solo 14 anni quando venni data in moglie a Don Vincenzo La Grua Talamanca, signore di Carini. Non fu amore, ma un patto tra famiglie potenti. La mia vita divenne presto una prigione dorata, fatta di mura alte e occhi sempre puntati addosso. Eppure il mio cuore, giovane e ribelle, trovò la forza di battere per un altro: Ludovico Vernagallo, un uomo che mi faceva sentire viva. Nei suoi sguardi non c’era potere, ma tenerezza. Nei suoi gesti non c’era possesso, ma libertà.
In un mondo dove l’onore valeva più della verità, l’amore era un crimine. Il 4 dicembre 1563, nel mio castello, le nostre anime furono scoperte insieme. Non servì difesa, non servì pietà. Mio padre, Cesare Lanza, Conte di Trabia, mi condannò con le sue stesse mani, d’accordo con mio marito. Io e Ludovico fummo trafitti la stessa notte: due cuori uniti nella vita e nella morte.
Si dice che sul muro del castello di Carini comparve la traccia della mia mano insanguinata, come se volessi lasciare al mondo l’impronta del mio dolore. Quel segno rimase per secoli, visitato da pellegrini e curiosi, simbolo di un’anima che non trova pace.
Dicono che il mio corpo sia stato sepolto nelle cappelle del castello, e che poi le mie ossa siano state spostate più volte, fino a sparire nel silenzio dei secoli. Nessuno sa con certezza dove io riposi. Ma chi entra in quelle stanze giura di percepire un odore acre, come di ferro e di cera consumata, e di sentire passi leggeri, simili a quelli di una donna che vaga in cerca della propria tomba. Forse il mio corpo non ebbe mai pace, ed è per questo che la mia anima continua a camminare tra queste mura. E di Ludovico, l’uomo che amavo, non restò che il ricordo: la sua tomba è ignota, ma qualcuno dice che le nostre anime si ritrovino ancora, nelle notti di vento, a chiamarsi tra le pietre del castello.
La mia storia vive nelle mura del castello, nei canti popolari, nelle notti di luna in cui qualcuno giura di udire un lamento tra le stanze vuote. Non sono soltanto un fantasma: sono il monito di un’isola segnata dall’onore e dal sangue. E ogni volta che il mio nome viene sussurrato, il mistero si rinnova.
Io sono Laura Lanza, la Baronessa di Carini. Non chiedo vendetta, ma memoria.
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