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LA TV DI STATO: TELEMELONI, TELEKABUL O PLURALISMO?

RAI LA TV DI STATO: TELEMELONI, TELEKABUL O PLURALISMO?CI VUOLE PLURALISMO

di Sergio CHILLE’

“La verità ti fa male lo so…” cantava Caterina Caselli

E così la verità espressa dall’AD della Rai Giampaolo Rossi alla festa del Foglio durante un’intervista con Salvatore Merlo – “Rai 3 oggi è pluralista non risponde più a una sola visione editoriale” – fa molto male alle opposizioni di sinistra che hanno usato e a volte ancora usano il Servizio Pubblico per fare politica.

La tecnica è sempre uguale: frignare, accusare e intanto fare i propri comodi. Per anni Rai 3 è stata occupata militarmente, non solo nelle linee editoriali, facendo passare per normalità che un intero canale fosse la voce della sinistra italiana, ribattezzata per questo, giustamente, Telekabul. Con il Governo Meloni si è provato ad invertire questa tendenza e subito si è gridato a TeleMeloni quando poi ancora tanti conduttori e dirigenti che rispondono al PD, Avs o ai 5 stelle sono al loro posto. Marco Damilano resta saldo nella sua poltrona come la Maggioni, Ranucci, Fabio Volo, Geppi Cucciari, Riccardo Iacona, Monica Giandotti, Pif, Peter Gomez, Sabrina Giannini, Mario Tozzi e tanti altri. Ottimi professionisti ma che non si fanno problemi ad indirizzare i programmi verso una chiara direzione politica.

E così per bilanciare sono arrivati nuovi volti con una sensibilità culturale diversa da quella vista e rivista da decenni su Rai 3. Tanto che Rossi da sempre equilibrato, visto che il mondo di sinistra è ancora ampiamente rappresentato in Rai, parla di “garantire un’offerta realmente libera, autorevole e non condizionata da vecchie egemonie culturali, un dovere nei confronti dei cittadini che sostengono il Servizio Pubblico.”

Così mentre si cercano di sminuire i programmi di Barbareschi, di Sylos Labini, di Sottile o Incoronata Boccia, c’è una narrazione che cambia ma sempre con garbo, senza essere spudoratamente di parte e anche gli ascolti salgono: Far West ha chiuso con picchi oltre il 9%, Inimitabili ha raggiunto in seconda serata un ottimo 5,4%, Spes aveva superato la media di rete. L’anomalia era TeleKabul, trasferitasi con la sua Armata Rossa su La7 e su alcuni canali Mediaset (con il Cavaliere che si sta rivoltando nella tomba).

Oltre a quelli che sono rimasti oggi, sulla Tv di Stato e soprattutto su Rai3 erano in tanti a fare politica mentre gli italiani pagavano il canone, c’erano la Berlinguer, Augias, Zoro, Formigli, Floris, Gramellini, Labate e altri senza considerare Fazio e la Littizzetto passati su Canale 9. Insomma quando si grida a TeleMeloni ti viene da sorridere oppure basta ascoltare un qualsiasi Tg3 e capisci che è un’invenzione per attaccare il Governo.

La Rai è stata governata, occupata e popolata da dirigenti, autori, conduttori e opinion leader selezionati dentro un perimetro culturale politico ben preciso. Molti di quei nomi sono ancora al loro posto. Molti continuano a condurre programmi di punta. Molti continuano a orientare l’offerta editoriale. Quindi l’analisi del pluralismo informativo merita di essere approfondito e non lasciato in mano a chi è accecato dall’ideologia e parlando, ad esempio, dell’emancipazione femminile negli 80 anni della Repubblica, si dimentica di citare la prima premier donna della storia italiana.

C’è ancora molto da fare, l’importante è non lasciarsi intimidire da chi grida al regime, perché quelli che sbraitano sono gli stessi che un vero regime ideologico-editoriale l’hanno pensato e realizzato negli anni in assenza di chi si opponeva a questo Sistema ben oliato fatto di ingranaggi, piccoli e grandi, che si muovevano e si muovono ancora all’unisono.

Lunga vita al pluralismo e chi ha il coraggio di difenderlo…..ancora in pochi in verità.

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