L’AMERICA E’ AL COLLASSO, MA NOI CONTINUEREMO A SCODINZOLARE AL PADRONCINO
Di Emanuela Spadoni
I governi europei ancora non hanno compreso che l’America è in braghe di tela, e che solo scatenando una guerra globale, in forza della sola cosa che le è rimasta (un arsenale nucleare di tutto rispetto), può risorgere a nuova vita evitando la disfatta. L’attacco alle torri gemelle e la loro implosione segna l’inizio del declino verticale dell’America, la fine del suo prestigio fasullo, della sua supposta potenza, del suo volgare bullismo, della totale inefficacia della propaganda di regime, attraverso la quale si era immaginata di potere tenere in piedi questo baraccone di menzogne, questo impero di aria fritta, questo cancro in metastasi, e prossima al coma.
L’America non ha più risorse, si avvia al default, è alla bancarotta: pochi lo sanno e nessuno lo può credere – ma questi sono i fatti.
L’attacco al Venezuela è un atto pericolosissimo, direi diabolico. È la palese e innegabile dimostrazione dell’abissale crisi degli USA, schiacciati da un debito fuori controllo, da un debito privato non più sostenibile, da una radicale deindustrializzazione, messa a nudo dalla concorrenza cinese, da una inflazione pronta ad esplodere, per i dazi, e da una gigantesca bolla finanziaria oramai al limite.
Una condizione sociale disastrosa, a causa di una popolazione sempre più indebolita e resa sofferente da una qualità della vita ai minimi termini, ridotta allo stremo dall’uso sistematico di psicofarmaci, di droghe e alcool, da una sanità inesistente, da un’ignoranza dilagante che rasenta l’analfabetismo funzionale. Così, difronte a questo drammatico stato di cose, Trump ha scelto la soluzione della GUERRA, aggredendo un paese ricchissimo di risorse, per rianimare l’economia interna e proteggere la bolla finanziaria che è sul punto di esplodere.
Tutta la strategia di Trump va nella direzione di depredare risorse e moltiplicare gli affari in America latina per contrastare la penetrazione cinese e di altri paesi.
Gli USA stanno scegliendo la GUERRA come ultima spiaggia, come strumento di risoluzione delle tensioni economiche, affiancandola ai dazi, per continuare a imporre il dollaro come valuta internazionale, e obbligare il mondo ad acquistare debito coperto dalle risorse delle terre colonizzate.
Chi parla ancora di “democrazia”, “valori” e “interventi difensivi” sta guardando il dito. L’ establishment americano, intanto, cerca in tutti i modi e con ogni mezzo di non collassare. Così l’escalation è diventata militare: Task force navali, minacce di intervento diretto, classificazioni arbitrarie di “terrorismo”, fino agli attacchi e al rapimento del presidente Maduro. Un atto gravissimo, che mostra fino a che punto gli Stati Uniti sono disposti ad arrivare pur di spezzare un Paese che ha scelto un cammino diverso.
La guerra contro il Venezuela non è solo contro Caracas. È contro l’idea stessa che un Paese del Sud del mondo possa decidere da solo il proprio destino. È un messaggio rivolto a tutti i popoli che non accettano più di vivere nel “cortile di casa” di nessuno. Per questo, parlare del Venezuela oggi significa parlare di noi. Della nostra libertà. Del nostro diritto a un mondo multipolare, dove nessuna nazione impone la sua volontà sulle altre. E allora, non si tratta solo di solidarietà. Si tratta di scegliere da che parte stare nella storia. Con chi difende la sovranità dei popoli, o con chi vuole decidere al posto loro.
L’America non ha scampo.. o vince la guerra o sparisce dalla mappa del pianeta. La DEMONIOCRAZIA americana sta per tirare le cuoia, e cerca in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo, di risalire dal baratro dentro il quale è precipitata – e lo fa a suon di bombe e di guerre. Ma sono i suoi ultimi colpi di coda, prima di stramazzare al suolo agonizzante, per poi esalare il suo ultimo respiro.
E che Satana se la porti all’inferno.
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