MA IL QUATTORDICENNE SUICIDATOSI PER I CASI DI BULLISMO VI FA RIFLETTERE? DIREI DI NO!
Ennesimo suicidio legato al bullismo di un adolescente. Ma il caso. stando alle visualizzazioni dei lettori, non fa riflettere. Finchè non tocca da vicino noi, non ci importa niente. Un modo per dire “Io queste cose non le ho mai fatte”, una buona occasione per saltare a piè pari la notizia. Fottersene, tanto non è figlio nostro.
Deve essere chiaro che dietro ogni bullo c’è un genitore che ha fallito, un adulto che ha abdicato al suo ruolo educativo.
Quando un figlio umilia, perseguita, tormenta i suoi coetanei, non è un caso. È il risultato di anni di mancanza: mancanza di limiti, mancanza di esempi, mancanza di quella guida morale che dovrebbe essere il pilastro di ogni educazione.
Educare significa insegnare che la forza non è un diritto di sopraffare il debole. Significa mostrare, con l’esempio quotidiano, che la dignità altrui è sacra quanto la propria.
Se invece si crescono i figli nell’indifferenza morale, concentrandosi solo sui voti, sul successo, sull’apparenza, il risultato è quel che sistematicamente vediamo, ovvero ragazzini che credono di poter calpestare chiunque senza conseguenze, che scambiano la crudeltà per forza, che vedono nella sofferenza altrui un divertimento.
Se il figlio è un bullo, si è mancati nel compito più importante della vita, quello di crescere una persona degna di questo nome.
Essere genitori è una responsabilità. E chi non lo comprende danneggia non solo il proprio figlio, ma tutta la società.
WI
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