MENO SIGARETTE SE CI SONO ALTERNATIVE, MA IL FUMO E’ DIFFUSO TRA GLI ADOLESCENTI
AGI –
Laddove le alternative alle sigarette diventano più diffuse, il fumo combusto diminuisce. Specialmente tra i giovani, dove si è registrata una riduzione dei consumi di sigarette dal 33 al 18%.
È quanto emerso alla vigilia della Cop11 – la Conferenza delle parti della convenzione quadro dell’Oms per il controllo del tabacco – durante l’Expert meeting internazionale, moderato da Carlo Stagnaro dell’Istituto Bruno Leoni. Le evidenze sono sempre più chiare: nei Paesi che hanno adottato in modo responsabile alternative al fumo tradizionale – come sigarette elettroniche e dispositivi a tabacco riscaldato – si registra un calo significativo dei consumi, soprattutto tra i giovani. È il caso di Giappone, Nuova Zelanda, Regno Unito e Svezia, dove questo approccio ha prodotto risultati concreti. All’interno dell’Unione europea, però, la situazione è più articolata: Francia e Spagna seguono una linea più restrittiva anche verso i prodotti senza combustione, mentre Italia, Grecia e Romania sostengono una regolamentazione differenziata che tenga conto del potenziale di riduzione del rischio.
Queste differenze si riflettono anche tra le istituzioni europee: il Parlamento ha più volte riconosciuto il valore delle alternative meno dannose, mentre la Commissione europea mantiene una posizione più rigida e distante dalle best practice internazionali che hanno dimostrato di funzionare.
“Il fumo di sigaretta continua a essere diffuso tra gli adolescenti: quasi uno studente su tre ha fumato sigarette almeno una volta nella vita (il 32% in media). Un fenomeno che fa parte del processo di sperimentazione di questa fascia di età, difficilmente modificabile. Se guardiamo ai dati degli ultimi 30 anni di ESPAD, il calo della prevalenza è stato maggiore proprio tra i giovani (dal 70% al 30%). Il fumo quotidiano è diminuito dal 20 all’8%. Questo ci dice che dove le alternative alle sigarette diventano più diffuse, il fumo combusto diminuisce. I Paesi con i dati più incoraggianti sulla lotta al fumo sono quelli che non hanno demonizzato i nuovi prodotti”.
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