MILAZZO, 16 AGOSTO, S. ROCCO. LA CHIESETTA RIAPRE PER L’OCCASIONE
RIAPRE LA CHIESETTA DI SAN ROCCO A MILAZZO!
La riapertura è prevista per la ricorrenza del Santo, il 16 agosto, dalle ore 17 alle ore 21. Questo è il breve comunicato del Presidente della Società Marittima dott. Gianni DI NATALE.
Ecco un’anticipazione di quel che potrete scoprire visitando la Chiesa di S. Rocco, a Milazzo…
Innanzi tutto c’è l’effigie di San Rocco, statua in legno e cartapesta del 16° secolo. La chiesa è stata edificata nel 1575 per voto popolare a seguito di una pestilenza che sconvolse la città. Di proprietà della Società Marittima, è un tipico esempio di chiesa fortezza rinascimentale, e sorge su una collinetta affacciandosi sulla riviera di levante e di ponente.
San Rocco nacque nel 15° secolo a Montpellier in Francia, da genitori avanti negli anni. La madre gli impartì un’educazione molto religiosa, e i suoi comportamenti abituali (consolare il pianto dell’orfano, prestare assistenza all’infermo, dare da mangiare all’affamato), il suo carattere amabile nonostante le sue ricche origini, ricordavano a distanza di un secolo Francesco d’Assisi a cui Rocco era devoto. 
Rimasto orfano in giovane età, distribuì i suoi averi ai poveri e iniziò il suo pellegrinaggio verso Roma. In quel secolo in Europa era molto diffusa la peste e il giovane Rocco si dedicò con impegno a soccorrere gli ammalati. Un fatto straordinario accompagnò la missione del giovane pellegrino: su invito di un angelo, benediceva gli appestati con il segno della croce e all’istante li guariva toccandoli con la mano taumaturgica. Così, in breve tempo, l’epidemia si estinse.
Al ritorno da Roma, si fermò a Piacenza dove era scoppiata una nuova epidemia di peste. Egli stesso ne fu contagiato, e per non contagiare a sua volta altre persone, si ritirò in una grotta, dove un cane gli portava, ogni giorno, un tozzo di pane preso alla mensa del suo padrone, il nobile Gottardo Pallastrelli; questi, seguendo il cane, si accorse del giovane Rocco, ammalato, e si prese cura di lui. Una volta guarito, Rocco riprese il suo viaggio, e lo stesso Gottardo Pallastrelli, affascinato dalla sua fede, avrebbe voluto seguirlo. Ma Rocco glielo sconsigliò. Il viaggio di Rocco si interruppe nei pressi di Voghera, dove il giovane, con la barba lunga e incolta, avvolto in misere vesti, con il volto trasfigurato dalla sofferenza, aveva chiesto ospitalità. Scambiato per spia del nemico, fu dapprima arrestato, quindi condotto davanti al Governatore che, nonostante fosse suo zio da parte di padre, non lo riconobbe; e nulla fece Rocco per farsi riconoscere. Fu messo in carcere, e passò gli anni di prigionia in silenzio e castigando la sua persona con privazioni, continue veglie e flagellazioni cruente.
Il suo comportamento insospettì un sacerdote, che aveva il compito di confortarlo; ma nemmeno i suoi tentativi di convincere il Governatore a liberarlo ebbero buon esito.
Rocco si lasciò morire nella notte fra il 15 ed il 16 agosto di un anno tra il 1376 e il 1379. L’annuncio della sua morte destò un immenso dolore nella popolazione, sgomenta per aver fatto morire un innocente in carcere. La commozione esplose quando a fianco della sua salma venne ritrovata una tavoletta, sulla quale erano incisi il nome di Rocco e le seguenti parole: «Chiunque mi invocherà contro la peste sarà liberato da questo flagello»; ma soprattutto, suscitò scalpore il riconoscimento del corpo da parte della madre del Governatore, la nonna di Rocco, che grazie alla croce rossa impressa nelle carni identificò in lui suo nipote. Il compianto di un’intera cittadinanza fu il premio di tanta virtù, ed in sua memoria la salma, sulla quale si scolpirono le parole rinvenute sulla tavoletta, venne deposta in una grande chiesa. San Rocco è il Santo più invocato, dal Medioevo in poi, come protettore dal terribile flagello della peste, e la sua popolarità è tuttora ampiamente diffusa. Il suo patronato si è progressivamente esteso al mondo contadino, agli animali, alle grandi catastrofi come i terremoti, alle epidemie e malattie gravissime; in senso più moderno, è un grande esempio di solidarietà umana e di carità cristiana, nel segno del volontariato.
Il culto per il Santo si diffuse dalla 2^ metà del 15° secolo anche nell’Europa occidentale, ma è molto sentito nel centro e nel sud Italia.
San Rocco si commemora il 16 agosto.
Nel corso dei lavori eseguiti per mettere in sicurezza la Chiesa è stata rinvenuta all’interno della cripta una lapide che testimonia la presenza di una Confraternita, dedicata a S. Rocco, e datata 1853. La lapide, spezzata in diverse parti, è stata ricomposta e ricollocata nella chiesa, sul pilastro di destra accanto all’ingresso. 
La cripta, risalente al XVI secolo, ha 18 posti in pietra. Su di essi venivano messi a sedere i monaci defunti, per l’”essiccazione” dei corpi dopo la morte. Un contenitore in argilla smaltata forato alla base raccoglieva i liquidi corporei, che venivano convogliati in una tubazione esistente sul pavimento della cripta.
Prima ancora della ristrutturazione della collinetta sulla quale sorge la chiesa, la cripta era dotata di due sbarre che permettevano la ventilazione, a forma di croce ed ancora conservata.
Di pregevole fattura gli stucchi, che risalgono al 1700, ad ornamento dei pilasti della chiesa, dell’arco principale e dell’abside, con motivi vegetali e puttini dal carattere rococò, opera dello scultore milazzese Giuseppe Facciolà.
L’altare maggiore, del ‘700, è in legno ma non si ritiene essere l’originario, costruito per la chiesa (che, ricordiamo, fu edificata nel 1575!). Infatti, si nota una forzatura nell’inserimento che ha portato alla rimozione delle cornici laterali dei quadri (rubati!) nell’abside. La copertura della chiesa si presenta a botte: infatti sono state asportate le tegole visibili nelle foto degli anni 50, che evidenziano come la colorazione della cupola fosse rossa! I due altari laterali sono dedicati alla natività di Maria Santissima Bambina, la cui processione, suggestiva, si teneva all’alba dell’8 settembre, e alle vittime del mare. Esiste una statua di Santa Caterina Labourè, o della Medaglia Miracolosa, che viene venerata il 27 novembre. Sull’altare di destra è visibile l’arcata cinquecentesca, che era stata danneggiata da interventi dissennati di restauro; lo stesso non può dirsi dell’altare di sinistra, restaurato facendo abuso di cemento che ha pregiudicato la volta. Nei due altari sono stati realizzati due tabernacoli, opera dello scultore milazzese Stefano Cartesio, nel 2001.
Un monumento marmoreo, realizzato nel 1876, è stato dedicato al Comandante Giuseppe Paratore, ed è posto sul lato destro della chiesa.
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