MILAZZO, A VILLA VACCARINO E’ DI SCENA ILINA SANCINETI CON IL SUO LIBRO “LA CITTA’ DEGLI SCONFITTI”

E’ la prima volta, se non andiamo errati, che Ilina SANCINETI è presente a Villa Vaccarino, diventato da qualche anno luogo di cultura, nell’ottica di valorizzazione della struttura milazzese, e presenta nella nostra città una sua fatica letteraria.
La Sancineti nasce a Castrovillari (CS) nel 1984. Laureata in giurisprudenza, esercita la professione forense nella cittadina di Spezzano Albanese (CS) dove vive dal 2017 assieme a suo marito. Ha conseguito diversi premi ai concorsi ai quali ha partecipato, mettendosi in evidenza per la straordinaria prolificità delle sue creazioni letterarie.
Ed a Milazzo, stasera alle 18.45, presso villa Vaccarino, presenterà la sua opera “LA CITTA’ DEGLI SCONFITTI”, con Alessia Crinò che dialogherà con l’autrice. Le letture del liro saranno affidate a Pina Mattioli, dell’ASD Ama camminare in sintonia, partner della serata; mentre toccherà all’Assessore alla Cultura Lydia Russo porgere i saluti del’Amministrazione.
LA CITTA’ DEGLI SCONFITTI – MEMORIE RIFLESSE D’ARBËRIA
Filomena Guidi (per tutti Mimì) è una giovane e ancora ingenua aspirante insegnante friulana che al primo incarico di docenza viene catapultata dalla vivacissima e scintillante provincia di Udine a quella tranquilla e verace dell’entroterra cosentino. Per una strana combinazione del destino, Mimì si ritroverà a svolgere la sua attività didattica in un Istituto (che i sammartinesi definiscono “La città degli sconfitti”) situato a San Martino di Finita, luogo di nascita dell’adoratissima nonna materna (Agnese) che a sedici anni ha dovuto abbandonare a malincuore per cercare fortuna al nord Italia.
Nel piccolo borgo italo-albanese, Mimì dovrà fronteggiare le comprensibili difficoltà di adattamento legate non solo alla diversità culturale e linguistica (San Martino è una piccola comunità arbëreshe nella quale si parla l’antico idioma di provenienza balcanica), ma anche alle problematiche di disabilità che affliggono i ragazzi dell’Istituto guidato dall’integerrimo direttore Cosimo Gramsci.
Grazie alla sua caparbietà ed alla sua dolcezza, presto Mimì stringerà rapporti di solida amicizia con il personale docente ed anche con i suoi allievi e finirà per innamorarsi di Demetrio Schirò, schivo e misterioso professore di arte con l’inusuale vezzo degli occhiali da sole. Con il trascorrere dei mesi, Mimì verrà rapita dai profumi, dalle tradizioni, dalla passione di quel mondo così distante da quello di provenienza, ritroverà una vecchia amica della cara nonna e si scoprirà finalmente una donna completa ed appagata.
Le nubi di un tristissimo destino, tuttavia, si addenseranno presto sull’Istituto e la professoressa Guidi dovrà lottare con il dolore della perdita e l’amarezza della morte le quali, tuttavia, costituiranno il necessario passaggio per rendere sereno (seppure malinconico) il suo avvenire.
Il testo è redatto in prima persona e ambientato nell’Italia dei primi anni Novanta.
NDR che possono essere d’interesse: Le disabilità di cui si tratta nel testo afferiscono a: sindrome di Down (i gemelli Stefano e Manuele), autismo (Matteo), cecità (Miriam), sordomutismo (Maria), emofilia (Bianca), tetraparesi (Gabriele, “BriBri”). Anche il personale docente presenta disabilità.
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