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MILAZZO, ALLA LUTE IL PROF. FILIPPO RUSSO INCONTRA PIPPO GITTO ED IL CALCIO DI IERI

pippo-gitto-nino-avo-sarao MILAZZO, ALLA LUTE IL PROF. FILIPPO RUSSO INCONTRA PIPPO GITTO ED IL CALCIO DI IERILUTE Milazzo

Incontro con Pippo Gitto. Il calcio, ieri e oggi

Eccoci qui, con i capelli bianchi e tanti ricordi, sempreverdi nella memoria: il Grotta Polifemo stracolmo di tifosi, i guizzi irresistibili e le bordate imparabili di Pippo Gitto, la testina d’oro di Nino Avò, la classe sopraffina di Mario Romagnolo, la cavalcata trionfale dei ragazzi di Nino Romanetti, una città in festa, pavesata di rossoblù. Che tempi irripetibili, quanta commozione nel ripercorrere le tappe della stagione, 1970/71, che sancì la prima promozione del Milazzo in serie D…

Le parole di Pippo Gitto, per i più anziani, sono sempre inzuppate di freschezza ma si prestano a una disamina non inchiodata sul tavolo della nostalgia, che pure a tratti traspare. Sotto traccia, la ricerca delle cause di un cambiamento del calcio così netto rispetto al passato da renderlo, oggi, quasi irriconoscibile. Ha rivisitato i gol innanzitutto, la bellezza del gesto tecnico, il collante d’umanità nello spogliatoio, il rispetto degli avversari divenuti poi irrinunciabili amici, inchiostro – questo – che più ha segnato il quaderno di una giovinezza generazionale povera di mezzi ma ricca di entusiasmo e determinazione; non ha mancato, il cannoniere, di sottolineare anche qualche amarezza provata personalmente, anzi una ferita non rimarginata per il modo in cui è avvenuto l’addio a una maglia cucita sulla pelle.

pippo-gitto-e-nino-avo MILAZZO, ALLA LUTE IL PROF. FILIPPO RUSSO INCONTRA PIPPO GITTO ED IL CALCIO DI IERIIl calcio prodotto televisivo quanto sentimento d’appartenenza ha soffocato, che non voleva dire becero campanilismo, da condannare anche allora; come ha dissipato l’alone romantico in grado di avvolgere una quotidianità a volte anche aspra… Ci siamo sforzati con Nino Avò, il giornalista Claudio Minoliti e lo stesso Pippo Gitto, di spiegare i motivi della trasformazione del “gioco più bello del mondo”, ma forse invano. Le risposte date, pur plausibili e condivisibili, non hanno fatto altro che confermare, in un pomeriggio struggente e denso di emozioni, di aver imboccato un corridoio di passi perduti proteso verso un futuro al quale è stata consegnata, purtroppo, una preziosa ma ormai improduttiva reliquia. (f.r.)

Contributi fotografici di Vito Riggi e Alfredo Zappia

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