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MILAZZO: ASSE VIARIO, POSSIBILE CHE IN TANTI ANNI NON SIA CAMBIATO NULLA?

INGRESSO-SU-ASSE-VIARIO-300x187 MILAZZO: ASSE VIARIO, POSSIBILE CHE IN TANTI ANNI NON SIA CAMBIATO NULLA?Pensate un po’: se negli anni 80 ad un certo Merlino non fosse venuta l’dea di collegare l’uscita dell’autostrada e la SS 113 con il centro di Milazzo, ancora oggi saremmo stati costretti ad affrontare file estenuanti per entrare e uscire da Milazzo. E’ come i passaggi a livello che tagliavano in due la città costringendoci a lunghe esasperanti attese.

Oggi esiste un asse viario, i cui new jersey furono installati per tutto il percorso quando un giovane morì tragicamente perché una vettura gli tagliò la strada per entrare nel distributore di benzina. Noi in questi anni abbiamo affrontato più volte l’argomento con poco successo. E non certo perché siamo andati fuori dalle righe; non certo perché abbiamo fatto illazioni fantasiose o perché ci siamo messi in testa di, come diciamo noi, scuncicari ‘u cani chi dommi”; no, assolutamente. Mai furono dette parole di stimolo; mai alcuno alzò la voce dal coro per dare segno di approvazione; e mai alcuno – è vero come è vero – ha avuto il coraggio di smentirci.

Secondo la logica del “lasciamoli sfogare, tanto si stancheranno…”, nessuno ha mosso un dito! Terminal avrebbe voluto essere cassa di risonanza cittadina con il lodevole intento di dire laddove gli altri taccionodi fare dove gli altri si girano dall’altra parte. I pavidi non reagiscono e sotto sotto minacciano la stabilità e la sicurezza.

Asse Viario è sicurezza (non quella vera, ma quella che nessuno vede) che su quella strada non esiste, nel mentre si coglie l’esatto opposto, l’insicurezza per antonomasiaDire INsicurezza…paura… pericolo…rischio… è come dire Asse Viario Milazzo.

Ci piacerebbe che questo sfogo possa pervenire – in qualche modo – al Signor Sindaco che meriterebbe diverso appoggio piuttosto che oceanici consensi e votazioni bulgare! Rispettabilissime persone tutte, ma la gran parte inesperte e scarsamente motivate a parte le debite eccezioni come solitamente si dice per non inasprire gli animi.

Ieri, nel rientrare da Parco Corolla, era già buio quando lo percorsi. Ogni volta è sempre peggio: la mancanza di linee di margine corsia e di mezzeria fa perdere l’orientamento! Non si vedono, si intravedono appena se non mancanti completamente; cartelli stradali e rifrangenti hanno perso ormai la loro funzione e non assolvono più allo scopo di incanalare l’automobilista; uscite/immissioni abusive ovviamente non segnalate e guard-rail impunemente rimossi; cartelli segnaletici girati all’inverso oppure corrosi e cadenti; alberi, erbacce e canneti che sporgono pericolosamente sulla carreggiata; delineatori speciali di ostacolo mancanti o scardinati e quindi fluttuanti al vento; si va avanti a tentoni se non addirittura a memoria. 

La strada è di pertinenza comunale! Ed allora gli esperti del Comune; Polizia Municipale Comandante in testa; Sindaco; Giunta; Consiglieri; Operatori ecologici, Protezione Civile; Carabinieri; Polizia; Guardia di Finanza, cosa aspettano per mettersi all’opera per rimettere in norma quella strada?

Oppure è così che si deve camminare? Con queste paure, con questi rischi, con questi silenzi che fanno più rumore di un terremoto?

Codice della strada alla mano sarebbe facilissimo dimostrare e rinfrescare la memoria a chi di dovere che il codice prevede: Segnaletica orizzontale e verticale completa – chiara – mai contraddittoria – costantemente aggiornata – manutenuta e sostituita alla bisogna o addirittura sottoposta a lavaggi, come pure prevede che avvallamenti – buche  guard-rail debbono essere segnalati e tempestivamente rimessi al pristino stato. E senza cavarsela con birilli stagionati che aumentano il pericolo.

Niente di tutto ciò c’è su quella strada sulla quale tanti fecero le loro ricchezze, lasciando come dote un catorcio pericoloso. Non dimentichiamo che per tempi immemorabili stette senza la barriera di protezione centrale new-jersey, e ricordo, per l’ennesima volta, che in tanti piangemmo la morte di un nostro figlio, che indossava la maglia della squadra di rugby .

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