MILAZZO, I PERSONAGGI DI IERI: MARIO E NATALINA DE DOMINICI
Verso la fine degli anni 50 e l’inizio degli anni 60 eravamo alla vigilia di un’improvvisa ventata di benessere, fatto di automobili, di frigoriferi, di lavatrici, di scaldabagni, di televisori, addirittura di comodi appartamenti che ci fecero lasciare le vecchie abitazioni del centro storico, le vecchie amicizie, gli affetti. Sarebbero nate sì nuove amicizie, ma con il passare dei decenni da allora ci siamo accorti che quei piccoli amici di un tempo non c’erano più: ma sono rimasti dentro di noi, anche se tanti di loro sono andati via, purtroppo per sempre!
Crescevamo, come tutti quelli della nostra generazione, con rigidi orari da rispettare, rigide imposizioni, rigida educazione, senza alcuna preoccupazione: alle estenuanti corse in marina, ai giochi del tempo, alle sgroppate felici dietro una palla di gomma, avvicendavamo qualche giocata ai bigliardini, o le domeniche al cinema, affascinati dalla muscolatura di Steve Reeves o di Mark Forrest, eroi dei film mitologici e trionfatori del bene sul male. Interpretato, quest’ultimo, dal solito tiranno che alla fine subiva una morte violenta fra le urla di approvazione e di esultanza di noi fanciulli. E alla fine del film, prima di andare a casa, la rapida incursione per assicurarci la cena, fatta di una focaccia al forno, o “fritta”, o di un arancino al sugo o alla carne (era la forma che ci permetteva di riconoscerlo)…. Il tutto dopo una fila spesso interminabile da don Vincenzo Codraro, fra tante braccia alzate a mostrare lo scontrino e chiedere anche un bicchiere di spuma! Un rapidissimo viaggio nel passato, fatto di ricordi e di emozioni, per ricordare che in quella Milazzo che ancora non ci aveva regalato il benessere, e nella quale la vita quotidiana veniva scandita in maniera semplice e per nulla monotona, avevamo pochi riferimenti e tanti sogni. Per noi, erano i nostri genitori che sognavano un futuro, differente da quello che avevano immaginato per loro! Ma proprio noi, ragazzi senza particolari ambizioni, non eravamo più propensi ad accontentarci di poco fin quando capimmo che qualcosa stava cominciando a cambiare.
Milazzo cambiava aspetto! Nuove richieste al passo con i tempi per una moltitudine di persone che affollavano la città nel fine settimana. Nuovi negozi per soddisfare le nuove esigenze. Nuove abitudini con le quali la città avrebbe dovuto fare i conti, e stare al passo. Era la Milazzo opulenta degli anni 60, quelli del benessere, quelli che i giovani di oggi non hanno vissuto e non possono rimpiangere.
Era la Milazzo dei nuovi negozi, delle attività commerciali che dovevano necessariamente reggere il passo con la concorrenza: spesso con il capoluogo, Messina, dove ancora, dopo un viaggio avventuroso sulla S.S.113 parecchi andavano con l’auto, o molti la raggiungevano a bordo di un treno, dove non sempre si riusciva a stare seduti, che fermava nella vecchia stazione a due passi dal centro! In quella Milazzo che cresceva c’era posto per tutti; ma privi di una professionalità, non tutti sarebbero riusciti ad avere un loro spazio!
Mario De Dominici e la moglie, Natalina Scandaliato, arrivarono a Milazzo nei primi anni 60, da Messina. Il negozio di calzature che attivarono a Milazzo, all’angolo fra Piano Baele e via Porto Salvo, era uno dei più esclusivi della città e della provincia, e poteva contare su una clientela selezionata, per lunghi anni. Il marchio DE DOMINICI all’avanguardia nel mondo della pelletteria, lo avevamo conosciuto a Messina, fra la fine degli anni 50 e l’inizio degli anni 60.
Avevano due figlie, Angela e Carla: nonostante fossero più piccole di noi, sono rimaste sempre fra le amiche più affettuose e sincere.
DE DOMINICI anche a Milazzo sarebbe diventato per tanti anni sinonimo di calzature, e avrebbe attirato una clientela sempre più vasta ed esigente. Divenni anche io cliente, nonostante la mia giovane età, poiché in quel negozio si avvicendarono commessi che conoscevo e con i quali c’era una certa confidenza e la certezza di avere un consiglio più spassionato. Era il 1968, oltre cinquant’anni fa, quando fra le scarpe esposte in vetrina ce n’erano un paio, marrone, lavorate a mano, che attiravano la mia attenzione. La marca era Johnson, il prezzo 8800 lire. I proprietari erano amici dei miei, ma per dimostrare a me stesso di essere già grande, mi recai da solo, le provai e trattai sul prezzo, ottenendo anche uno sconto prima del periodo stabilito! Pagai 8 mila lire, cifra tonda, con i soldi, che tirai fuori dalla tasca, immaginando già il figurone che avrei fatto il giorno di Natale, con il vestito nuovo e con le scarpe abbinate. Anche queste piccole cose erano lecite allora, in quella Milazzo che assaporava il benessere.
Poi, un giorno Mario andò via per sempre. Natalina si trovò improvvisamente sola, senza l’uomo che era stato il suo grande amore, e con cui formava una coppia amata ed invidiata al tempo stesso. Occorreva reagire, sorretta da una fede incrollabile, che le consentì di confortare chi aveva bisogno di solidarietà, di incoraggiamento.
Con il tempo anche per lei iniziarono i problemi di salute: difficoltà respiratorie, che nonostante tutto non le impedivano di conservare lucidità nelle proprie azioni, e di rivolgere le sue attenzioni e le premure agli altri, per i quali aveva sempre una parola di conforto.
Non avevamo dimenticato i DE DOMINICI, la loro presenza a Milazzo, il loro ruolo nel commercio, la straordinaria vitalità di entrambi i coniugi: ci voleva un riconoscimento ufficiale, il PREMIO TERMINAL, alla memoria del caro Mario, per gli anni spesi nel commercio; ma in quel ricordo di anni passati c’era anche lei, protagonista assieme al compianto suo sposo, di un tocco di classe, di innovazione, di eleganza, di raffinatezza che entrambi conferirono alla nostra città. E quella sera fu Angela, la figlia maggiore, a ritirare il premio: visibilmente emozionata, non avrebbe mai creduto che in una città che troppo presto si dimentica di chi l’ha fatta grande ci potesse essere qualcuno a ricordare Mario De Dominici.
Poi anche Natalina si addormentò per sempre: con gli occhi chiusi in un sonno eterno, tradiva un ultimo sorriso. Forse per farci sapere che il suo Mario l’aspettava, per farla salire sulla sua moto, come aveva fatto tante altre volte, da ragazzi…
Oggi sono di nuovo assieme, come in quelle foto sbiadite in bianco e nero, ma sempre vive nei nostri ricordi… Lei sorride, contenta. Mario è con lei. Non si lasceranno mai…
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