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MILAZZO, IL 15 SETTEMBRE UNA TAVOLA ROTONDA SULLA DEVIANZA ED IL DISAGIO GIOVANILE. L’INVITO DI SAVERIO TODARO

SAVERIO-TODARO-COMPLEANNO-1 MILAZZO, IL 15 SETTEMBRE UNA TAVOLA ROTONDA SULLA DEVIANZA ED IL DISAGIO GIOVANILE. L'INVITO DI SAVERIO TODARO15 Settembre 2025 – Tavola Rotonda su Devianza e Disagio Giovanile

Mi chiamo Saverio, ho 22 anni, e non ho paura di dire quello che penso. Perché se una cosa l’ho imparata presto nella vita, è che chi tace acconsente. E io non ci sto.

Sono cresciuto in mezzo ai ragazzi della mia età che il sabato sera si perdono. Persi in una bottiglia, in una dose, in una rissa. Persi nell’indifferenza di adulti che preferiscono voltarsi dall’altra parte. Io, invece, ho scelto di rimanere lucido. Di guardare. Di ascoltare. E poi di parlare. Anche se costa.

Per questo il 15 settembre, a Milazzo, ci sarà una Tavola Rotonda sulla Devianza e il Disagio Giovanile. Una tavola che ho voluto fortemente, insieme a tante altre persone, perché qui non si tratta più di fare politica, ma di salvare vite. Questa tavola non ha colori, non ha partiti, non ha slogan. Ha solo una missione: mettere insieme le istituzioni, le scuole, le associazioni, i genitori, gli operatori e soprattutto noi giovani.

Sì, noi, quelli che ancora ci credono. Quelli che hanno scelto di non spegnersi. Quelli che non vogliono più vedere gli amici finire in ospedale, in carcere, o peggio. Ho invitato tutti. Nessuno escluso. E quando dico tutti, intendo anche i consiglieri comunali dell’opposizione, che in passato hanno portato la mia voce dentro il Consiglio quando nessuno ci credeva. E di questo li ringrazio.

Ma oggi, con amarezza, devo dirlo: mi hanno risposto che non verranno. Mi hanno detto: “Noi con certi politici non ci sediamo a tavola.”

E allora ho provato a spiegare. Con il cuore in mano, ho detto loro che questa tavola esiste per unire, non per dividere. Che serve proprio per dimostrare ai cittadini, ai ragazzi, a chi ogni giorno combatte il disagio giovanile sul campo, che le istituzioni non sono lontane.

Che non si sono dimenticate di loro. Che ci sono. Che sono vicine.

Ma niente. Hanno deciso che la bandiera di partito viene prima delle persone. Che i 10.000 voti che li hanno eletti sono più importanti di un’intera generazione che sta annegando. E io lo dico chiaramente, senza paura: un consigliere comunale non è il rappresentante di 10.000 voti. È il rappresentante di tutta la città. Anche di chi non vota. Anche di chi sbaglia. Anche di chi sta per cadere. E se un ragazzo cade e si fa male, non gli importa chi governa e chi sta all’opposizione. Gli importa sapere se qualcuno lo raccoglie.

Ma loro no. Mi hanno risposto che tanto ci saranno i 22 consiglieri della maggioranza, e che quindi posso rivolgermi a loro. Come se la mia fosse una “scelta politica” e non una battaglia umana. Come se chiedere aiuto fosse un atto di schieramento. E allora lo dico con forza: Io non faccio politica. Io faccio verità. Io non porto voti. Porto voci. Io non chiedo potere. Chiedo presenza. E a chi mi accusa di essere “strumentalizzato” o “un ragazzo usato da qualcuno” rispondo: usato da chi? Se l’unica cosa che sto usando è la mia voce, il mio tempo e il mio coraggio.

Mi auguro che almeno quei 22 consiglieri siano davvero presenti. Non per fare scena. Ma per ascoltare. Perché anche una sola presenza istituzionale può cambiare la percezione che i ragazzi hanno dello Stato. La politica, quando serve solo a difendere se stessi, è sterile. Ma quando si mette a servizio della comunità, può diventare salvezza.

Ringrazio sinceramente l’Amministrazione Comunale e in particolare l’Assessore Coppolino, che mi ha dato fiducia, mi ha ascoltato e mi ha aiutato ad organizzare questo momento importante. Non si è tirato indietro, non ha chiesto da che parte stessi, non ha cercato vantaggi.

Ha solo detto: “Facciamolo. Insieme.”

E io il 15 settembre ci sarò. Con le mie fragilità. Con la mia rabbia. Con la mia speranza. Con la mia generazione. Chi vuole sedersi con noi è il benvenuto. Chi decide di restare fuori, almeno abbia il coraggio di non venire poi a parlare di giovani, di disagio e di futuro. Perché il futuro, quello vero, si costruisce sedendosi alla stessa tavola. Non fuggendo da essa.

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