MILAZZO, IL SINDACO NON PARTECIPA AI CONFRONTI. ED ORA???
La scena si apre con un grido disperato che riecheggia tra piazze e corridoi: “E ora? Chi ci cuntamu ‘e cristiani?!”
Panico. Smarrimento. Sguardi nel vuoto.
Candidati che fino a ieri parlavano con sicurezza, oggi frugano tra vecchi appunti, bozze dimenticate e slogan riciclati, nella speranza di trovare qualcosa — qualunque cosa — da dire per i prossimi 40 giorni. Poi, come in ogni rappresentazione che si rispetti, entrano in scena loro: i professionisti della mistificazione. Con passo deciso e fantasia galoppante, tirano fuori dal cilindro l’argomentazione più antica del mondo: “Ha paura!” “Fugge dal confronto!”. Una tesi talmente prevedibile da sembrare rassicurante, come una coperta logora nelle notti fredde della politica.
Peccato solo per un dettaglio, piccolo, ma fastidioso: il Sindaco i confronti, li ha già fatti. E, per giunta, li ha pure vinti. Non una volta, non per caso, ma con quella scomoda abitudine di chi arriva preparato e, soprattutto, con qualcosa da raccontare. Ed è proprio qui che la narrazione si inceppa.
Perché mentre alcuni arrancano tra accuse prefabbricate e slogan da discount, al Sindaco basterebbe fare la cosa più semplice e più devastante per gli avversari: MOSTRARE.
Mostrare cinque anni di lavoro. Mostrare risultati concreti. Mostrare una città che, tra mille difficoltà, ha avviato un processo di rigenerazione reale, non immaginata nei volantini. E poi fare ciò che in politica dovrebbe essere normale, ma ormai sembra rivoluzionario: parlare di programmi, di progetti, dire cosa si è fatto e spiegare cosa si intende fare per il futuro. E forse è proprio questo il vero problema. Perché contro i fatti — quelli veri — non basta gridare “ha paura”.
Serve qualcosa di molto più difficile: avere qualcosa da dire.
di Alisia Sottile
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