MILAZZO, INCONTRARSI NEL RICORDO DI PADRE CUTROPIA. ERANO I RAGAZZI DELLA SOCIETA’ CALCISTICA SACRO CUORE
Solo qualche anno prima nella zona che avrebbe ospitato l’attuale chiesa del Sacro Cuore, relegata ai confini della città, erano stati edificati immobili destinati all’edilizia popolare, quasi un’emarginazione per un tipo di edilizia poco gradita ma necessaria per assicurare ai ceti meno abbienti il possesso di una casa, che qualche volta non sarà mai occupata, o che sarà utilizzata nel periodo delle vacanze, o ceduta in affitto, ma ha permesso purtroppo di foraggiare una certa forma di politica clientelare…
Con l’espansione della città verso Sud e lo spostamento della popolazione verso zone nuove si rese necessaria anche la creazione di una nuova parrocchia, centro di aggregazione religiosa per i nuovi residenti e luogo di ritrovo per i giovani che, negli anni del baby boom, avrebbero popolato, così come avvenne in tutta Italia, anche Milazzo. Una chiesa, costruita senza alcuna pretesa, semplice, dalla struttura lineare ed in mattoni, priva di pinnacoli, di campanile, di disegni architettonici, di finestre con vetri molati e colorati che potessero riprodurre scene sacre. Una chiesa, semplice come quel primo parroco che rimase alla guida di quella parrocchia per 40 anni: don Peppino Cutropia.
Era, don Peppino, un giovane sacerdote arrivato dalla vicina Barcellona. Non ci volle molto per rivelarsi differente dai sacerdoti di quegli anni, per i suoi modi di fare, per la sua vicinanza ai parrocchiani, ma soprattutto per un carattere estroverso che lo rese popolarissimo presso i ragazzi che cominciarono ad affollare la chiesa e ad aderire alle attività sportive e ricreative che lo stesso portava avanti, parallelamente alla sua missione. Un prete di frontiera, come furono definiti negli anni della contestazione altri sacerdoti che, come lui, avevano capito che bisognava scendere fra la gente per portare la parola di Dio. Vicino agli ultimi, ha lasciato un’impronta indelebile del suo passaggio su questa terra, e tanti sono i ricordi di chi è vissuto in quella parte della città, ha praticato sport, è stato presente durante le funzioni religiose, ha voluto dare il suo appoggio a Padre Cutropia affiancandolo negli incontri ecclesiastici, nei momenti di preghiera, negli svaghi, persino nella preparazione sportiva di centinaia e centinaia di atleti che si erano radunati attorno a lui e al gruppo sportivo Sacro Cuore! Esempio di ineguagliabile amore verso il prossimo, dimostrato con semplicità e con discrezione, contro ogni etichetta e ipocrisia, rivive ancora oggi in quanti lo hanno conosciuto e sono cresciuti sotto la sua guida spirituale. 
E il 4 agosto, cresciuti con quegli insegnamenti e con quei principi, si sono incontrati i ragazzi cresciuti con quel sacerdote: hanno scelto il 4 agosto senza pensare che proprio quel giorno don Peppino era stato ordinato sacerdote!
Nel ricordo di padre Cutropia hanno partecipato ad un incontro di calcio dietro la chiesa, in quel campetto un tempo in terra battuta ma oggi ricostruito con il tappeto erboso, irriconoscibile rispetto ai primi anni 60. Era lo stesso campo nel quale si inseguivano dietro un pallone i primi giovani calciatori che in anni successivi militarono anche nelle società maggiori. Presenti anche questi, non sono scesi in campo: hanno preferito ricordare le loro sgroppate e quelle, divertenti, di don Peppino che partecipava alle partite a calcio che, grande com’era, correva con i più giovani, inseguendo il pallone, sferrando calci e senza pensare all’abito talare che indossava.
C’erano invece quei ragazzi degli anni 80, come qualcuno li ha definiti, appesantiti dagli anni, con qualche capello in meno, con i loro figli, che hanno vissuto momenti di autentica semplicità dimostrando di credere ancora nei valori dell’amicizia che hanno appreso dalle loro famiglie e da quel prete di frontiera. Nessuno, nel divertimento e nella concitazione di quei momenti, ricorda il risultato finale dell’incontro; ma non ha nessuna importanza. Per loro era importante rivedersi, sorridere, riabbracciarsi, pensare al tempo passato e chiudere la serata che li ha visti ancora protagonisti assaporando alcune portate di focaccia, cosa che non avrebbero fatto un tempo. Il loro pensiero è andato invece a lui, padre Giuseppe Cutropia, tornato alla casa del Padre, accolto dagli Angeli e da chi aveva riconosciuto, in terra, la sua immensa bontà e misericordia, il primo agosto 2004.
Molti di loro ricordano che alla Santa Messa officiata dall’Arcivescovo Mons. Marra, è stato definito “… un Don Bosco!”: parole che suscitano in noi commozione e servono a riaccendere tanti ricordi… Sono le parole che dovrebbe pronunciare anche ognuno di quei ragazzi che hanno vissuto quei primi anni di apostolato a Milazzo di don Peppino, affettuosamente chiamato anche “parrinu” Cutropia: un fratello maggiore per tutti, ma con un sincero rispetto nei suoi confronti ed una innata certezza di trovare in lui nostro amico. Anche quando, ormai grandi e padri di famiglia, abbiamo sentito il bisogno di rifugiarci sempre presso quel prete di frontiera e di chiedere a lui il conforto e il perdono per i peccati…Grazie per quanto avete fatto, ragazzi: ci avete fatto rivivere momenti indimenticabili!
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