MILAZZO, LA SENA, I MINORENNI ED IL FALLIMENTO DELLA SOCIETA’
Non succede solo a Milano, ma in ogni parte d’Italia. Se a Milano è stata registrata la morte di una donna di 71 anni investita da un’auto rubata per colpa di quattro ragazzini NON PUNIBILI, il resto d’Italia non è da meno. E Milazzo si accoda.
Non è passato sotto silenzio quello che succede ogni sera nella piazzetta del Pittore, adiacente alla vecchia Sena rimasta nel cuore e nei ricordi di noi che lì siamo nati e cresciuti. Le sassate contro la porta di un signore anziano ivi residente di queste sere non ci appartenevano: noi mostravamo il massimo rispetto nei confronti dei più grandi, in particolar modo per gli anziani, che allora chiamavamo vecchi.
Erano i nostri nonni, di loro eravamo orgogliosi, ed avevano tutti una loro storia da raccontare: erano quelli che diciottenni furono mandati al fronte a combattere e a difendere i confini dell’Italia.
Abbiamo rispettato e temuto i nostri genitori, artefici nella seconda guerra mondiale, nella Resistenza e nella ricostruzione del paese. Per noi erano i migliori, li guardavamo con fierezza e come essi non ne esistevano; ed essi ci affidavano ai maestri unici del tempo, per imparare a leggere, a scrivere ed avere un futuro migliore di quello che avevano avuto loro.
Noi, adesso poco meno o più che settantenni, abbiamo fatto la contestazione giovanile, eravamo in prima linea negli anni di piombo, ci siamo inseriti nel mondo del lavoro, abbiamo messo su una famiglia, abbiamo avuto dei figli. Ed oggi siamo anziani noi stessi. Più che anziani, diciamo che siamo diventati vecchi. E a dieci o dodici anni non prendevamo a sassate le porte dei poveri Cristi, solo perché più sfortunati dei noi, ma con una storia alle spalle da raccontare. Solo perchè impossibilitati a difendersi e succubi di un manipolo di piccoli teppisti.
Già, ora è di moda chiamarli così, proteggerli e difenderli anche a scuola e davanti ad insegnanti e presidi, in una società che ha fallito il suo compito, in una società in cui i genitori non esistono o fanno a gara per sembrare più piccoli dei figli stessi.
Ragazzini tutti omologati: nei cellulari, con i quali vanno persino a dormire; nel vestiario, per sembrare più grandi dell’età che hanno; nel taglio dei capelli, nel divertimento cretino per combattere la noia, unica vera protagonista di una società che ha milioni di colpe che vorrebbe scaricare sulla scuola per autoassolversi.
Ma non tutti i minorenni sono così: molti dei loro genitori, appartenenti alla generazione dei paninari, cresciuti con i cartoni animati di Mila e Shiro, con i Puffi, con a casa una collezione di Barbie e dei suoi accessori, li hanno educati al rispetto ed all’educazione, specialmente dei più grandi.
Purtroppo molti genitori, vivendo un rapporto conflittuale con i loro figli, iniziano a ripetere sempre la stessa frase “Io non ho mai fatto mancare niente a mio figlio o a mia figlia”, non comprendendo che in termini educativi ciò rappresenta un’espressione allarmante e dalle conseguenze deleterie. Bisognerebbe far mancare qualcosa, perché soltanto in questo modo si può sperare di indurre la ricerca, la necessità di desiderare, sognare, appassionarsi. Un buon genitore deve incentivare i suoi figli, indurli a ricercare ciò che manca loro, facendo rifiorire quella creatività che ci permette di guardare indietro e affermare che tutto quello che abbiamo avuto ce lo siamo guadagnati: perché i nostri genitori non lo avevano!
Mettiamo la società sul banco degli imputati e assolviamo i giovinastri, anzi i piccoli teppistelli che hanno preso a sassate, per l’ennesima volta, la porta di una persona anziana?
No, avremmo tanto da dire, nè ci può soccorrere la solita frase, detta per sdrammatizzare, “AI MIEI TEMPI!”.
Purtroppo il mondo corre, con i suoi vizi e le sue virtù. Anzi, di fronte a quel che succede, ci sembra che i vizi siano più delle virtù!
Noi abbiamo già dato. Dio salvi i nostri nipoti e certi genitori tornino a capire il significato di FAMIGLIA! Ne va dell’educazione dei loro figli!
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