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MILAZZO, LAVORI IN CORSO DOVE SI RACCONTA CHE CI FOSSERO GLI SPIRITI

porta-aragonese MILAZZO, LAVORI IN CORSO DOVE SI RACCONTA CHE CI FOSSERO GLI SPIRITIGrandi lavori si stanno effettuando in quella parte di Milazzo che – si racconta – un tempo era infestata dagli “spiriti”.

Ma prima di passare a ricordare alcune storie, veniamo catturati dalla foto accanto al titolo, e ci domandiamo: “Ma quella strada chi l’ha fatta? Esisteva già oppure… ?”. A pensarci bene, mi ricordo che era in terra battuta, e non mi risulta che al tempo della sua realizzazione ci fossero state proteste… Come si vede che i tempi sono cambiati.

Mah, parliamo d’altro… Il cimitero, ad esempio: un’antica storia molto nota e persino incisa sulla lapide narra di un bimbo che, condotto per mano dal papà a visitare la tomba di un defunto di famiglia, abbia esclamato: “Sai, fra poco ci sarò anch’io qua sotto” e nel pronunciare questa frase abbia col ditino indicato un punto vicino a dove i due si trovavano. Pochi giorni dopo il bimbo si ammalò e purtroppo morì e così la profezia di avverò, al punto che la famiglia volle lasciare una lapide a ricordo e una statua col bimbo che indica il luogo della sua sepoltura.

Ai primi del novecento, quando scoppiò la prima guerra mondiale, non pochi uomini di Milazzo andarono al fronte a difendere la patria dal nemico austriaco. Le informazioni a quel tempo erano poche, specialmente per le famiglie meno colte e analfabete (quasi il 90% della popolazione!), le lettere (per chi sapeva scriverle o leggerle) arrivavano dopo mesi, quando arrivavano, quindi l’ansia e la disperazione erano tante. Si ricorreva allora al rito della cosiddetta “scuta”: a mezzanotte, in un posto prestabilito, si recitavano delle preghiere tramandate segretamente la notte di San Giovanni da madre a figlia, poi si ascoltava (“scutava”, in dialetto): il primo suono o il primo evento che accadeva dopo la fine delle preghiere andavano interpretati come presagio di quello che si chiedeva: sentire nella notte un uomo che fischiettava significava buone notizie, sentire il rumore del martello che inchiodava era invece segno di morte. Uno dei posti privilegiati per questi riti era, ovviamente, la piazzetta davanti ai cancelli del Cimitero. Qui si narra (ma forse è solo una storia inventata per terrorizzare i bambini e farli rincasare presto la sera) che alla fine di una di queste “scute”, si videro i cancelli del Cimitero aprirsi da soli e si vide “una specie di botte infuocata” rotolare fuori con spaventoso fragore.

Il Cimitero si può raggiungere, oltre che passando dal Borgo, dalla Salita dei Cappuccini, così chiamata per una chiesetta un tempo adibita al culto per la gente del posto e sede di un piccolo convento. In questa chiesa vi è una nicchia dove un tempo c’erano le mummie di alcuni frati vestiti con le loro tonache color cioccolata: dei bimbi, molti anni fa, la esplorarono, passando per uno stretto cunicolo, ma scapparono in preda al terrore quando videro muoversi la tonaca di uno di questi monaci: fu forse colpa di un topo o di un colpo di vento, ma è certo che quei bambini non tornarono più lì a disturbare il sonno di quegli scheletri! Ma torniamo alla processione delle anime: era il periodo della commemorazione dei defunti, primi di novembre quindi, e verso l’imbrunire due anziane donne videro delle persone in processione che, con delle torce in mano, si avviavano verso il Cimitero per la Salita dei Cappuccini. Credendo giusto aggregarsi per rendere devoto omaggio ai defunti, le due donne si avviarono anch’esse alla volta del camposanto; a questo punto ci sono due versioni dei fatti: la prima vuole che le donne non siano mai più tornate a casa, la seconda invece dice che le donne siano entrate con gli altri nel Cimitero, ma poi si siano addormentate presso una tomba per risvegliarsi al mattino dopo senza un chiaro ricordo di quanto fosse loro accaduto.

Nell’area adiacente, ossia nei pressi del Castello tornato prepotentemente alla ribalta per lavori che si stanno facendo, cruente sono state nel tempo le battaglie fra chi cercava di espugnarlo e chi cercava di difenderlo; il castello è una roccaforte antichissima, nessuno sa chi ne abbia posato la prima pietra, ma si sa che dagli antichi greci ai più recenti Borboni, sono stati tanti i popoli che se ne sono serviti e di sangue per quelle scalinate e quei terrazzamenti ne è scorso certamente tanto!

Libero adattamento dai racconti di Pietro Torre

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