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MILAZZO, QUEL FUMO NERO FUORISCITO DALLA RAFFINERIA

milazzo_fiamma_torcia_raffineria_001 MILAZZO, QUEL FUMO NERO FUORISCITO DALLA RAFFINERIAIn un paese in cui tutti stanno zitti davanti ad un eventuale conflitto nucleare, Gaza, finto green Ue, guerra Ucraina, sanzioni, si levano forti le voci davanti ad un blocco degli impianti all’interno della Raffineria. Evidentemente è meglio far morire gli altri, lontano dai nostri occhi, continuando però a utilizzare e acquistare tutto ciò che la Raffineria produce. Perché si protesta contro qualsiasi attività produttiva, e nello specifico contro una delle poche aziende che funzionano e che danno lavoro a questo territorio? Perché troppo spesso si trovano mille scuse per non lavorare, mentre si pretende che lavoro e benessere cadano dal cielo?Si vive su un’isola straordinaria, ricca di bellezze, storia e possibilità, ma non si riesce a trasformare questa ricchezza in opportunità concrete. Si va in vacanza altrove senza nemmeno conoscere ciò che si ha sotto gli occhi, mentre la nostra terra continua a perdere occasioni, imprese e persone capaci. La fiamma della Raffineria non è un falò acceso per divertimento: la torcia fa parte del funzionamento e dei sistemi di sicurezza dell’impianto. Quando opera entro i limiti previsti, quella fiamma indica che il sistema sta svolgendo il proprio compito. E una fiamma sarà sempre fatta di fuoco: non potrà diventare aria trasparente soltanto per non disturbare chi la guarda! Chi oggi parla di ambientalismo, di salute e punta il dito contro la raffineria, è il primo che quando ci sono le “fermate per rimodernare o sistemare” un impianto o più, quindi sa che ci sono mesi di lavoro e di aumento di personale, va a chiedere raccomandazioni per il figlio, il nipote, il fratello, perché sa che almeno per un periodo avrà lo stipendio assicurato.Ora, secondo voi, uno domani si alza e fa chiudere la raffineria? Per far cosa? Smantellarla pezzo per pezzo, lavorare per altri dieci o quindici anni? E poi costruire un bellissimo acquapark? Un colosso del genere chiuso inquina di più. Le cause saranno il deterioramento e gli scarti rimasti negli impianti. Ma una volta smantellata per almeno 20 anni non ci si può costruire e realizzare nulla perché bisogna bonificare l’area. Sapete quanto costa bonificare un’area del genere? E chi si prenderà questa situazione in mano? Invece di guardare al futuro, quando noi non ci saremo, nel presente occorre che sempre fare i dovuti lavori di ammodernamento degli impianti e la continua manutenzione, così come previsto dalle leggi; per continuare a dare posti di lavoro e ridurre le emissioni nella maniera possibile. Nel 2026 si danno tutte le colpe alla Raffineria per le malattie, senza tener conto degli anticrittogamici, della circolazione veicolare, dei pesticidi, dello smog causato dalle troppe auto in circolazione. Quel che mangiamo o consumiamo giornalmente è contaminato e riempito di sostanze chimiche che ne rallentano il deterioramento. Fino alla fine degli anni 90, Giammoro era intransitabile a causa degli odori malsani emanati dalla zona industriale; in più c’era la fabbrica dell’eternit, materiale messo tardivamente fuorilegge. Ancora oggi molti ne stanno pagando le conseguenze. Forse gli stessi che si allarmavano per una torcia che emetteva fumo ma faceva parte dei sistemi di sicurezza della Raffineria. 

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