MILAZZO, RICORDI DELLA FESTA DI SANTO STEFANO: IL CANTANTE DEL SABATO SERA
GLI AVVENIMENTI LEGATI ALLA FESTA DI SANTO STEFANO riportano alla memoria una marea di ricordi. In molti mi hanno chiesto di parlare della gimkana, delle corse dei motoscafi (non era una classica della festa: più precisamente si parlava di gare di motonautica, ma si trattava di eventi disputati per l’occasione perchè si rendevano libere quelle date in calendario), di esibizioni della banda municipale; addirittura sono in tanti quelli che ricordano i cantanti del venerdi, mentre altri quelli del sabato sera, solo negli ultimi anni. Ma qui si parla di RICORDI, per cui citare un cantante venuto di recente può servire ad accendere un ricordo ancora presente nella nostra mente, ma non al punto di oscurare quelli rinchiusi in qualche angolo recondito della nostra memoria.
Detto questo, Milazzo ha sempre atteso il cantante del sabato sera, attrazione clou della festa di Santo Stefano. Un tempo si esibiva sul palco montato davanti alla chiesa di San Giacomo, con amplificatori sistemati su due palchetti laterali: il primo bloccava, la sera dell’esibizione, il transito da via Francesco Crispi, lato passeggiata; il secondo palchetto chiudeva per buona parte la via Medici. Va ripetuto che la capienza del lungomare è sempre la stessa, anche se negli anni si è fatto a gara per snocciolare cifre senza senso riguardo al numero di presenze. Chi seguiva il concerto del sabato sera, effettivamente interessato dal cantante, andava alla ricerca dei posti migliori per potere assistere al concerto; ma per almeno un’ora e mezzo (in verità alcune volte non superava i sessanta minuti, ma erano casi limite: si trattava infatti di artisti privi di un valido repertorio, scritturati solo perchè quell’anno avevano avuto successo e qualche parente di un notabile del Comune aveva perorato la causa, per vedere il suo beniamino …) non tutti erano dotati della resistenza di stare in piedi sotto il palco. Così la maggior parte si allontanava, distratto dagli amplificatori dei torronari che continuavano incuranti a sovrapporre le loro voci a quella del cantante, ne approfittava per sgranocchiare “nucillina e calia a ddu cotti”, prendere un gelato o badare al figlio piccolo insensibile ai gorgheggi del beniamino della serata, comprandogli il giocattolo dell’anno o il solito palloncino colorato legato all’estremità da un elastico. Allora non c’erano i cellulari con cui schiere di genitori rincoglionivano i figli relegati nei passeggini o nelle carrozzelle…
Nonostante tutto, si aspettava il cantante, ma per due ore buone il pubblico era intrattenuto dal palco con qualche canzone per pochi intimi, delle imitaziono sentite più volte in televisione, e un nugolo di barzellette. Il cantante, da parte sua, arrivava sempre tardi, non prima delle 23, prendeva posto in una casupola in faesite montata sul marciapiede adiacente alla chiesa di San Giacomo, ed aspettava di essere chiamato. Un anno volli verificare se il cantante della serata avesse bisogno di qualcosa: entrai ed al mio cospetto apparve una distinta signora (non è giusto fare il nome) lasciata sola come un’anima in pena! Sapeva che doveva esibirsi, ma il pubblico non gradiva la sua presenza poichè la riteneva “vecchia”. Di questo lei non sapeva nulla, la sua classe e la sua professionalità venivano prima di ogni cosa; per cui, appena si presentò alla folla, intonò una della sue canzoni famosissime, continuando con altri pezzi del suo repertorio che mandarono in visibilio i presenti. Fu richiamata per il bis e non si tirò indietro, e quando fini la sua esibizione fu salutata da scroscianti applausi.
Per anni si è sempre atteso con ansia il cantante del sabato sera; però su questo il pubblico si è sempre diviso. Ai commenti entusiasti, si contrapponevano quelli di chi non si accontenterebbe nemmeno se a cantare fossero stati artisti del calibro di Frank Sinatra, Domenico Modugno, Baglioni o Aznavour. Purtroppo ormai ci siamo abituati. Sono in molti a ricordare cosa accadde nell’anno in cui si esibì Fausto Leali: dal palazzo Marullo ancora in costruzione si assieparono decine di giovinastri che ogni tanto tiravano sassi, in verità minuscoli, che costrinsero il cantante ad interrompere la sua esibizione ed andarsene. Si trattava di contestatori o di ragazzacci che volevano divertirsi? Fortunatamente erano solo ragazzi poco interessati al concerto. E sono tanti a ricordare gli scrosci di pioggia puntuali per la festa del Santo Patrono, specie il sabato sera. Anche l’anno in cui il cielo minacciava tuoni e fulmini: ed il cantante si presentò al cospetto del pubblico in largo anticipo, addirittura alle 22: il tempo di attaccare con il primo brano e fu pioggia che di simile non ce n’era mai stata. Scappòà di corsa, assieme all’impresario, che andò al Comune dall’organizzatore per farsi dare il compenso della serata. Infatti il cantante si era esibito, non dipendeva da lui il maltempo… e i fans, in delirio ed incuranti della pioggia, lo cercavano ma non per fargli la pelle, ma per chiedere l’autografo. Come se i soldi che il comune aveva pagato non fossero anche i loro! Si ricorda un altro caso di maltempo, solo che quella volta il cantante, dimostrandosi un gran signore, scelse un’altra settimana per tornare a Milazzo per la sua esibizione. Negli anni si sono esibiti tanti altri cantanti: Anna Oxa, Tiziana Rivale, Paola e Chiara, Maurizio Vandelli, Marcella, gli Audio due, Zero Assoluto, Viola Valentino, Luca Barbarossa, Orietta Berti, Scialpi, i Gazosa, Paola Turci, Don Backy (che costò il meno di tutti poichè l’impresario si accontentò di fare esibire un cantante storico), e tanti altri. Ma non tutti ricordano quando per ovviare alla pioggia battente fu montato sul palco un ombrellone chiesto in prestito alla pescheria, o quando un improvvisato presentatore annunciò il cantante dicendo “Ed ora ecco a voi un VETERINARIO della musica leggera…!” mentre il pubblico che aveva sentito la perla si scompisciava dalle risate.
Penso che ognuno abbia un ricordo da raccontare. Ma questa era la serata riservata al cantante di successo, il sabato sera!
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