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MILAZZO, RICORDI DELLA FESTA DI SANTO STEFANO: LA GARA DEI GO KART

FOTO-8-salvatore-de-pasquale MILAZZO, RICORDI DELLA FESTA DI SANTO STEFANO: LA GARA DEI GO KART FOTO-6-BARTUCCIO-2 MILAZZO, RICORDI DELLA FESTA DI SANTO STEFANO: LA GARA DEI GO KART bancarelle-festa-s-stefano MILAZZO, RICORDI DELLA FESTA DI SANTO STEFANO: LA GARA DEI GO KARTLa festa di Santo Stefano, patrono di Milazzo, negli anni passati è stato un appuntamento che richiamava a Milazzo migliaia di persone, attratte da eventi per allora ad alto livello. Oltre alle bancarelle, maggiore attrattiva della festa, c’era la serata del sabato, con l’esibizione del cantante “famoso”. 

Erano anni fantastici per noi alla vigilia di un’improvvisa ventata di benessere, fatto di automobili, di frigoriferi, di lavatrici, di scaldabagni, di televisori, addirittura di comodi appartamenti che ci fecero lasciare le vecchie abitazioni del centro storico, le vecchie amicizie, gli affetti. Milazzo cambiava aspetto! Nuove richieste al passo con i tempi per una moltitudine di persone che affollavano la città nel fine settimana. Nuovi negozi per soddisfare le nuove esigenze. Nuove abitudini con le quali la città avrebbe dovuto fare i conti, e stare al passo. Era la Milazzo opulenta degli anni 60, quelli del benessere, quelli che i giovani di oggi non hanno vissuto e non possono rimpiangere. Era la Milazzo dei nuovi negozi, delle attività commerciali che dovevano necessariamente reggere il passo con la concorrenza: spesso con il capoluogo, Messina, dove ancora, dopo un viaggio avventuroso sulla S.S.113 parecchi andavano con l’auto, o molti la raggiungevano a bordo di un treno, dove non sempre si riusciva a stare seduti, che fermava nella vecchia stazione a due passi dal centro! In quella Milazzo che cresceva c’era posto per tutti; ma privi di una professionalità, non tutti sarebbero riusciti ad avere un loro spazio!

Ciccio Bartuccio aveva passato la sua vita a costruire go kart. Era una passione la sua, che lo coinvolgeva al punto da stimolarlo ed invitarlo a competere, a misurarsi con altri piloti appassionati dell’epoca. Un pioniere che ha scritto tante pagine di storia in una Milazzo che amava questo sport, praticato addirittura sul lungomare Garibaldi durante la festa del Santo Patrono, o a piazza San Papino, quando bastavano solo delle balle di paglia per recintare il circuito e promuovere uno sport diverso, alternativo, praticato dai coraggiosi e rivolto ai curiosi ed agli appassionati. Uno sport per giovani irresponsabili. Proprio così: irresponsabili. Intanto perché praticavano uno sport che non dava sicurezza in caso di un incidente; vulnerabili, su quelle macchinette che avrebbero potuto effettuare un testa-coda con facilità, bastava abbordare male una curva. Ma coraggiosi, perché i loro nervi saldi e la concentrazione li proteggevano mentre inanellavano giri su giri, sfrecciavano rombando, si rimettevano in gioco dopo le sbandate e riprendevano velocità per dimostrare di essere forti. Erano i campioni di ieri, quelli che si sfidavano seduti su un telaio realizzato in officina, sul quale venivano montati un motore, quattro ruote, un volante, un sedile… Tutto frutto di passione e grazie alla conoscenza dei pezzi da montare: quale aerodinamica, quali regole, quali calcoli sofisticati di ingegneri meccanici… il loro rapporto con i motori non aveva nulla da spartire con studi successivi che avrebbero condizionato ogni momento della gara, sfruttando ogni minimo dettaglio. Il piede sul freno permetteva di conoscere la condizione delle gomme, quello sull’acceleratore il rendimento del motore che non doveva, non poteva tradire chi aveva puntato sul suo fedele alleato! 

Altri tempi. E se non fosse stato per quei coraggiosi di ieri, non avremmo conosciuto questo sport. Ciccio Bartuccio, assieme a Turuzzo De Pasquale, è stato uno di quei coraggiosi. Ciccio era un giovane meccanico con l’officina in Via Umberto I, alle spalle del banco di Sicilia, prima della nascita delle grandi officine con marchi prestigiosi da assistere e tutelare. Per lui un motore valeva un altro: le sue mani esperte lo smontavano, lo ripulivano, lo rimontavano.  iTuruzzo, giovanissimo ma innamorato dei motori, si era fatto coinvolgere da quei movimenti e dai gesti quotidiani che affinava giorno dopo giorno, per prendere confidenza, per scoprire i malesseri, per fare la diagnosi, per restituire vigore e competitività!

Oggi sia Ciccio che Turuzzo non ci sono più: sono andati via come i nostri anni, la nostra giovinezza, ma entrambi sono rimasti vivi nei nostri ricordi, giovani e temerari. Non sono stati solo dei pionieri, degli appassionati: sono stati per noi che li abbiamo conosciuti due eroi, due grandi.

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