MILAZZO, RICORDI DELL’ISTITUTO MAGISTRALE FIN DAGLI ANNI ’60
Ricordo che negli anni 60 l’Istituto Magistrale era sul lato sud dell’atrio del Carmine, e si accedeva da un portoncino per andare nelle classi ubicate nell’ex convento dei Carmelitani. I ragazzi di oggi non lo sanno, e forse nemmeno i nati nel corso degli anni 70, per i quali i loro ricordi collocano il Magistrale verso la fine di via Risorgimento, al piano terra del palazzo che continua sulla via Natale Puglisi.
Successivamente l’Istituto Magistrale trovò dei locali nella zona di San Giovanni. Praticamente l’ultima casa di via Paratore, in quello che una volta fu il fondo Catanzaro e che ebbe l’onore di ospitare un’altra scuola, il Liceo Scientifico “Meucci” prima che venisse edificato il nuovo presso liceale a Fondaco Pagliaro, o meglio in via Cap. F. Spoto.
Il Magistrale sorgeva al piano terra di una palazzo dove, col tempo, trova spazio la scuola materna “Magiche fiabe”. Era una via che girava su se stessa, ed era un universo a parte, rispetto gli istituti scolastici che a Milazzo, all’epoca, andavano per la maggiore.
Ercole Bravi, Carmelo Cusumano, Sergio Campanella ed altri “pochi pionieri” erano la sparuta e fortunatissima rappresentanza maschile, in una scuola che era femminile, per tradizione! Ed è proprio Ercole Bravi, che incontriamo in estate nel corso delle sue passeggiate sul lungomare, a raccontarci di aver vissuto, tra alti e bassi, alcuni anni bellissimi della sua vita tra quelle pareti. E’ proprio vero: gli anni più belli sono quelli legati alle scuole superiori. “Eravamo una grande famiglia (escludendo un paio di professori particolarmente restii a dare un minimo di amicizia), fatta di confidenze e storie – ci dice Ercole Bravi -. Un piccolo mondo con a capo Santino Lombardo e Simonetta Tacconi. Il primo, preside onnipresente, la seconda, vicepreside nordica e insegnante, anche mia, di filosofia. Era il contesto ideale, per certi versi, nel quale si poteva creare quella simbiosi tra alunni e docenti. Probabilmente complice il fatto che l’età media degli insegnanti, fosse molto bassa”.
I ricordi di Ercole non sono i nostri: nell’atrio del Carmine, dire Magistrale e prof. Tommaso Scibilia significavao la stessa cosa. Alla media e poi al Ginnasio il professor Scibilia insegnava francese. Non fu mai il nostro insegnante, e lo conoscevamo solo perché sapevamo che gestiva anche il Magistrale. Ci siamo meravigliati quando nel 1968, anno di contestazione, lo ritrovammo candidato nel MSI. Fu allora che a quel professore che aveva la nostra stessa idea politica, regalammo una copia ciclostilata (all’epoca esisteva il ciclostile) di un ritratto del Duce che io stesso avevo disegnato, in cambio di un contributo (dieci mila lire, una cifra notevole!) per la Giovane Italia! Lo avevamo stampato con un ciclostile rimediato nella sagrestia della Chiesa Madre, perché era l’unico che funzionava. Aveva perso il figlio Elio in giovane età, mentre con il secondogenito, Ettore, andavamo in giro in una mini minor ad annunciare i suoi comizi e poi a bordo di un 1100 nero con l’autista. Con il prof. Scibilia, nonostante non fosse stato il nostro insegnante, poiché avevamo scelto, fin dalla scuola media, di studiare inglese, mantenemmo un rapporto affettuoso, e non solo negli anni del Liceo, ma anche dopo.
Ritornando ad Ercole Bravi, vedere una foto ritrovata per caso serve a riportarlo indietro in quella scuola. “Mi ero dimenticato di quanti capelli avessi e di come fossi oltre quarant’anni fa. Bei ricordi, anche se filtrati dalla memoria (che tende a selezionare spesso e volentieri per tutelarsi e per tutelarci), ma che mi hanno riportato incredibilmente in quell’istituto. Purtroppo molti di quei ragazzi li ho persi di vista. Con altri, fortunatamente ci si incontra ogni tanto (tra un impegno familiare e di lavoro), e quindi non ci siamo mai realmente persi. Per gli insegnanti direi che è la stessa cosa. Milazzo, in questo, aiuta parecchio”.
E prosegue: “Si potrebbero raccontare molte storie ed episodi, del mio periodo, che andrebbero ad integrarsi con tanti racconti di altri ex alunni che hanno “calcato” quelle aule. Delle prove di esame, delle fughe per evitare interrogazioni scomode. Avvenimenti che fan parte del bagaglio di uno studente o di una studentessa. Eravamo nel pieno “dell’edonismo degli anni ‘80”. Quando tutto sembrava facile e raggiungibile. Probabilmente le generazioni precedenti avevano le stesse ambizioni e speranze”.
Conclude con un grandissimo ringraziamento per questa opportunità, porgendo un carissimo saluto a tutti gli ex alunni ed un forte abbraccio ai professori…ormai in pensione…
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