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MILAZZO, UNA RIFLESSIONE DI MASSIMO D’AMORE

MASSIMO-DAMORE MILAZZO, UNA RIFLESSIONE DI MASSIMO D'AMOREHo già risposto diverse volte, a chi chiedeva perché avessi lasciato la politica, che “la politica ha lasciato tutti noi”. È così. Chiamare “politica” questo teatrino di personaggi farlocchi e improbabili che, dai consigli comunali al parlamento, popolano assisi democratiche è temerario.

A ricordarlo viene canguro Tajani che sta sperperando un patrimonio strategico importante rendendo impraticabile Forza Italia. Partito che, specie dalle nostre parti, avrebbe buone potenzialità atteso il carattere centrista e due competitor come lega (antimeridionalista, c’è poco da fare) e Fratelli d’Italia (che mantiene caratteristiche troppo destrorse).

Per fare satira, mi verrebbe da dire che Tajani sul ponte mi ha convinto con la teoria dell’attacco “da sud”…  Ma anche no.

Ormai è chiaro che questa è gente che vive nel proprio mondo che nulla ha a che vedere con la quotidianità della gente comune. Stanno in piedi solo perché il processo di rincoglionimento di massa combinato tra TV spazzatura, istruzione a pezzi e crisi economica che manda all’estero i cervelli rimasti, ha ormai raggiunto livelli difficili da contrastare.

Per chi, come me, ha questa sensibilità e questa impotenza politica, non resta che “interpretare” il momento e ricondurre il tutto a ciò che resta: persone e progetti.

Ovviamente parlo a livello locale.

Se, infatti, a livello nazionale non abbiamo un Sanchez e la sinistra (scusate la parola forte) è una destra colorata persino più vicina a banche e finanza bellica, a livello locale queste caratterizzazioni perdono significato e il metro diventa un altro, più particolare, più focalizzato.

Il “distinguo” nella politica locale è, dunque, per me, basato su più concreti vantaggi ottenibili dalla comunità, dall’attenzione che una amministrazione dà ai più deboli, alla pulizia, agli investimenti capaci di creare lavoro…

In ciò non mi pare che il panorama offra grandi opzioni né che le divisioni ideologiche possano essere appellate a sostegno di compagini che non hanno nessuna reale voglia di mettere in campo novità né riconoscere ruolo a chi, per storia, dovrebbe pure averlo meritato.

Sono, a ben vedere, proposte non inclusive che ripropongono la stessa minestra conservativa di un gruppuscolo di potere. Slogan a parte è il concetto perdente di sempre: “meglio sconfitti da soli che vincenti insieme.”

Buona fortuna.

Io sceglierò di essere presente sostenendo qualcuno che credo possa dare un contributo vero “ovunque” possa avere un chance. Non guarderò al partito o alla lista che, quasi sempre, “muore” il giorno dopo delle elezioni, ne chiederò ristori personali (come l’ultima volta che ho contribuito a costruire una lista e sono stato 5 anni fuori dal palazzo in silenzio sopportando qualche inutile far danni).

Così mi chiedono, così rispondo. Sperando il meglio.

da Facebook, MASSIMO D’AMORE

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