MORTI DUE ANARCHICI A ROMA NELL’ESPLOSIONE DI UN CASOLARE
Da www.romatoday.it
La procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo d’inchiesta sull’esplosione del Casale del Sellaretto a Capannelle, nel parco degli Acquedotti a Roma, dove sono morti Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, due appartenenti al movimento anarchico vicino ad Alfredo Cospito.
Secondo le prime ipotesi investigative, potrebbero essere rimasti uccisi mentre stavano maneggiando o assemblando una bomba ad alto potenziale all’interno dell’edificio abbandonato.
Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal pool di magistrati che si occupano di terrorismo. Per il momento il fascicolo è senza indagati. Nel pomeriggio di ieri, venerdì 20 marzo, una prima informativa è arrivata negli uffici della procura a piazzale Clodio. Nei prossimi giorni verrà effettuata l’autopsia. A rendere difficile il riconoscimento delle vittime, l’assenza di documenti e i corpi martoriati dall’esplosione, in particolare quello dell’uomo, che aveva una mano amputata.
Una serie di perquisizioni sono state eseguite nelle ultime ore, per ricostruire la ‘rete’ delle conoscenze e dei contatti, nella Capitale e non solo, a cui facevano riferimento i due anarchici rimasti uccisi dalla deflagrazione. Nella giornata di oggi è in programma al Viminale la riunione del Comitato di Analisi strategica antiterrorismo (Casa) convocato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a seguito dell’esplosione.
Le vittime dell’esplosione, identificate attraverso i tatuaggi che avevano sul corpo, sono Sara Ardizzone, trentaseienne romana, e Alessandro Mercogliano, 53 anni, originario di Nola in provincia di Napoli. Entrambi erano ritenuti vicini all’area anarchica legata ad Alfredo Cospito (la Fai-Fri).
Ardizzone fu uno dei cinque condannati nel 2019 del maxi processo per terrorismo ad anarchici accusati di avere dato vita alle Fai-Fri, i gruppi che dal 2003 al 2016 si sarebbero resi autori di una quantità di ‘azioni dirette’ – dagli ordigni ai plichi esplosivi – contro politici, giornalisti, forze dell’ordine.
Sara Ardizzone, invece, era stata prosciolta lo scorso anno a Perugia nell’ambito dell’inchiesta Sibilla. In aula, in sede di udienza preliminare, aveva letto un lungo scritto. Che iniziava così: “Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come d’ogni altro Stato, dal momento in cui questo nella sua essenza – aveva scandito con tono solenne davanti al giudice – presuppone l’esercizio del potere militare ed economico di alcuni uomini e donne su altre persone e sul pianeta in generale”.
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