Caricamento in corso

PARROCCHIANI E PARROCCHIARI

comunita1 PARROCCHIANI E PARROCCHIARIRICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Sembra un semplice gioco di parole, ma non lo è affatto. Sono due realtà diverse, due atteggiamenti opposti, due modi inconciliabili di stare nella Chiesa. I parrocchiani sono coloro che, per geografia e tradizione, appartengono a una parrocchia. Partecipano alla Messa — spesso per abitudine sociale — chiedono i sacramenti per i figli, prendono parte alle processioni. Ma, terminata la celebrazione domenicale, tornano alla loro vita e la parrocchia scompare fino alla settimana successiva. Una presenza intermittente, un’appartenenza formale, una fede che sfiora ma non trasforma.

Poi ci sono i parrocchiari. Non semplici fedeli, ma membri della cerchia ristretta, custodi autoproclamati del tempio. Sempre presenti, ma raramente in preghiera. Sanno tutto di tutti, amministrano, controllano, decidono. Cantano nel coro, leggono dall’ambone, passano il cestino delle offerte. Stabiliscono chi può entrare e chi deve restare fuori. Vivono la parrocchia non come casa di Dio, ma come territorio da difendere. Pensano: “Noi siamo dentro. Gli altri… no”. E quando tra loro si alza una Jezabel di biblica memoria — e talvolta sono più d’una — allora la comunità diventa palco, la fede diventa apparenza, il servizio diventa potere. Si ergono a giudici, ma non servono. Parlano, ma non testimoniano. Sorvegliano, ma non amano. Sono sepolcri imbiancati.

Ma con una differenza: i sepolcri del Vangelo erano almeno belli fuori. Qui l’ipocrisia non riesce nemmeno a nascondersi. Volti duri, cuori chiusi, parole taglienti. E soprattutto paura: paura di chi vive davvero per Cristo, paura di chi smaschera l’ipocrisia, paura della verità che entra in chiesa senza chiedere permesso.

Sono ciechi, eppure credono di vedere. Lo dimostrano quando leggono: pronunciano parole che non comprendono, proclamano una Parola che non li ha mai attraversati. La voce risuona, ma il cuore resta muto.

Jezabel, Jezabel… ravvedetevi.

Smettete di usare la chiesa come passerella per l’orgoglio e la superbia. Smettete di occupare il posto del servizio con quello del dominio. Tornate alla semplicità del Vangelo. Prendete in mano la scopa prima del microfono. Pulite la chiesa prima di giudicare i fratelli. Servite prima di apparire.

Perché è nel servizio nascosto che si riconoscono i discepoli. Non nel controllo, non nel pettegolezzo, non nel potere.

Chi è di Cristo non domina: lava i piedi. Chi è di Cristo non esclude: accoglie. Chi è di Cristo non si mette in mostra: si consuma.

E allora la parrocchia tornerà ad essere casa, non circolo. Comunità, non cricca. Popolo, non proprietà..

Strumenti di condivisione:

This website stores cookies on your computer. These cookies are used to provide a more personalized experience and to track your whereabouts around our website in compliance with the European General Data Protection Regulation. If you decide to to opt-out of any future tracking, a cookie will be setup in your browser to remember this choice for one year.

Accept or Deny