PONTE SUL TORRENTE MELA, QUALCHE POLITICO SICURAMENTE CI HA PRESO PER I FONDELLI!
UN SOLO COMMENTO: Che QUALCHE POLITICO ci abbia preso per i fondelli, lo sanno tutti, ma nessuno lo terrà in conto al momento delle elezioni. Vogliamo soltanto ricordare a questi signori che il ponte che collega Milazzo con Calderà è l’unica via di fuga in caso di sinistro nell’agglomerato industriale. I nostri politici questo lo hanno ignorato. Ed allora se non riescono a prevedere fatti di assolutà gravità, è meglio che non presentino la loro candidatura nemmeno per essere nominati amministratori condominiali, con tutto il rispetto per questi! Adesso guardate un po’ dove arrivava il genio degli antichi Romani…
Gli ingegneri romani: padroni dei fondali marini 2.000 anni fa.
Senza bombole d’ossigeno, senza mute moderne o robot sottomarini, gli antichi Romani riuscirono in un’impresa quasi impensabile: esplorare il fondo del mare, costruire porti e sollevare strutture gigantesche direttamente sott’acqua.
1. Respiravano sott’acqua con tubi e “campane primitive”. Per restare più a lungo in immersione, i sommozzatori romani utilizzavano: tubi di metallo o canne di giunco, con cui respiravano aria dalla superficie; in certi casi, usavano vere e proprie “campane da immersione”, contenitori pieni d’aria calati sopra la testa, un principio simile alle moderne attrezzature da palombaro. Con queste tecniche arrivavano fino a 30 metri di profondità, una quota eccezionale per l’epoca.
2. Costruivano colossi direttamente sul fondale. Uno degli esempi più impressionanti è il porto antico di Cesarea Marittima (attuale Israele), costruito da Erode il Grande nel I secolo a.C. Fu realizzato gettando una piattaforma gigantesca di cemento direttamente sott’acqua. Una sfida ingegneristica immensa, anche secondo gli standard moderni.
3. Inventarono il cemento che si indurisce in acqua. Una delle più straordinarie invenzioni romane è il cosiddetto “beton idraulico”: un mix di calce, cenere vulcanica e pietrisco, che non solo resisteva all’acqua, ma diventava ancora più solido a contatto con essa. Questo materiale permise la costruzione di dighe, moli e fondazioni sottomarine che sono rimaste stabili per millenni.
Molto prima delle moderne tecnologie, i Romani avevano già conquistato i fondali marini. Non era semplice architettura: era una fusione geniale di ingegno, adattamento e innovazione, che continua a sorprendere anche oggi. Lì dove l’uomo moderno ha bisogno di mezzi avanzati, i Romani avevano già lasciato il segno… con le mani e la mente.
2025: per costruire un ponte di 200 metri da tre anni ancora non si vede luce. Qualcosa è sicuramente andato storto Qualche mente politica sicuramente si è marcita.
Da Facebook.
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