SE QUESTO E’ UN PRONTO SOCCORSO …
ATTENZIONE! Quanto riportato è stato copiato da Facebook. Abbiamo deciso di pubblicare la protesta dell’autrice perché siamo sicuri che su Facebook ci saranno solo commenti, e nessuno – ripetiamo NESSUNO – dei responsabili prenderà i provvedimenti del caso. La pubblicazione sulla nostra testata DOVREBBE quanto meno arrivare al Direttore Sanitario e sicuramente arriverà se anche gli altri giornali faranno la loro parte dando ampio risalto ad una vicenda per la quale tutti noi, indistintamente, ci dovremmo vergognare. Purtroppo gli altri, autori del disservizio lamentato, non si vergognano più… e rimangono al loro posto, a fare il loro lavoro (se lavoro si può definire).
– Sono sempre stata contraria ad andare al Pronto Soccorso. Anche quando ne avrei avuto motivo, ho sempre preferito aspettare e rivolgermi al mio medico o a uno specialista. Oggi, però, dopo una caduta in casa e dopo aver tentato inutilmente di alleviare il dolore con ghiaccio, riposo e fascia elastica, ho deciso di recarmi al Pronto Soccorso del Papardo.
È stata una pessima decisione. Già al triage sono stata accolta con scortesia e arroganza. Dopo aver spiegato cosa mi era successo, anziché ricevere assistenza, mi sono sentita quasi invitata a tornare a casa. Mi è stato detto che avrei passato la notte ad aspettare e che comunque l’ortopedico non era presente, quindi sarei dovuta tornare il giorno dopo.
Trovo gravissimo che chi si presenta in ospedale per un problema di salute venga scoraggiato ancora prima di essere visitato. Nessuno va al Pronto Soccorso per passatempo, soprattutto chi, come me, ha sempre evitato di ricorrervi se non strettamente necessario.
A rendere il tutto ancora più desolante, non esiste neppure una segnaletica chiara che indichi i vari codici di priorità. I pazienti vengono lasciati senza informazioni e senza punti di riferimento, in un contesto che appare disorganizzato e poco attento alle esigenze delle persone.
Questa non è la sanità che i cittadini meritano. Tra tempi d’attesa infiniti, carenza di personale e modi tutt’altro che professionali, l’impressione è quella di una struttura che ha perso di vista il rispetto e l’attenzione dovuti a chi si rivolge ad essa in un momento di difficoltà. Un’esperienza che definire deludente è riduttivo.
Ciliegina sulla torta: dopo ore di attesa, ho osato chiedere indicativamente quanto tempo mancasse al mio turno. La risposta ricevuta da una dipendente è stata: “Può darsi che lo decidiamo domani mattina.”
Una frase che forse voleva essere spiritosa, ma che detta a una persona dolorante e in attesa da ore suona soltanto come l’ennesima dimostrazione di scarsa considerazione verso i pazienti.
Nel frattempo, per non farmi mancare nulla, sto ancora aspettando di entrare per essere visitata. Evidentemente la pazienza è diventata un requisito indispensabile per accedere alle cure. Viva la pazienza… e complimenti a chi riesce ancora a chiamare tutto questo “servizio sanitario”.
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