SPORT, SPESSO I CAMPIONI DIVENTANO TALI PERCHE’ NON ASCOLTANO I NUTRIZIONISTI
Mentre nutrizionisti e preparatori atletici costruiscono piani alimentari millimetrici, alcuni atleti leggendari hanno riscritto le regole a modo loro, ottenendo risultati straordinari. Sportivi che mangiano “male”, che fumano ma vincono lo stesso.
Qualche esempio. Arturo Vidal, il centrocampista cileno, protagonista degli anni d’oro della Juventus, ha sempre rivendicato con orgoglio il suo approccio alla tavola: bistecche, asado, vino rosso. “Mangio quello che mi piace”, ha dichiarato più volte, mentre macinava chilometri in campo, anche dopo solenni ubriacature e vinceva scudetti. La sua energia inesauribile e la sua grinta da dove arrivavano?
Il caso di Pietro Mennea poi è clamoroso. La Freccia del Sud, recordman mondiale dei 200 metri, raccontava di nutrirsi principalmente di pasta al pomodoro, anche prima delle corse dei record. Niente integratori sofisticati o regimi ipocalorici controllati: semplicità italiana e risultati da leggenda dello sport mondiale.
Se davvero esistesse una scienza definitiva dell’alimentazione sportiva, come mai ogni nutrizionista dice qualcosa di diverso? La verità è che la nutrizione sportiva è piena di dogmi spacciati per certezze scientifiche, quando in realtà si basa spesso su studi limitati, contesti specifici e, soprattutto, su una variabilità individuale enorme che nessun protocollo può catturare. Ma il corpo umano è più robusto e adattabile di quanto i guru della nutrizione affermino.
Bisogna ridimensionare la presunzione che esista una formula magica uguale per tutti. Il corpo umano è complesso. In un mondo dove dieci nutrizionisti ti danno dieci consigli diversi (tutti “basati sulla scienza”), bisogna diffidare di chi vende certezze assolute sul corpo umano ed imparare ad ascoltare di più il proprio corpo. A volte i campioni diventano tali proprio perché fanno le cose a modo loro, ignorando il rumore di fondo degli esperti in disaccordo tra loro.
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