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STORIE SOPRANNATURALI: ACCADDE NELLA PIANA, ALLA FINE DELLA GUERRA

vecchia-con-bambina-1 STORIE SOPRANNATURALI: ACCADDE NELLA PIANA, ALLA FINE DELLA GUERRAEra il 1945. Da un paio di settimane era finita la seconda guerra mondiale. Una bambina, che chiameremo Giulia, aveva dieci anni e due occhi enormi. Era fragile e spesso malata, ma tutti le volevano bene. Quell’anno il freddo arrivò prima del tempo. La malattia le entrò nel petto e non volle più andarsene.

La madre vegliò Giulia fino all’ultimo respiro, sentendo il cuore della bambina rallentare. Quando Giulia esalò l’ultimo soffio, una candela si spense da sola e la finestra si aprì con un gemito lungo, portando dentro un filo d’aria gelida. Tutti nel rione l’accompagnarono al cimitero.

Passarono mesi, e la madre viveva in un silenzio che non apparteneva ai vivi. Di notte non dormiva, restava seduta vicino alla finestra, ascoltando il vento, finché una notte sognò Giulia che apparve in mezzo a un campo, illuminata dalla luna. Indossava lo stesso vestitino che aveva il giorno della comunione, e le si avvicinò, sorridendo.

Le disse soltanto: “Non piangere, mamma. Ti troverò… quando sarà tempo”.

La donna si svegliò di soprassalto con le guance bagnate e il cuore che batteva forte nel petto.

Gli anni passarono. I bambini crebbero e divennero adulti. La madre di Giulia, invecchiata, passava i pomeriggi seduta davanti alla sua casa pensando ad un tempo, quando la figlia giocava.

Un giorno di fine autunno vide arrivare una famiglia nuova. Con loro c’era una bambina di cinque anni, i capelli scuri, lo sguardo profondo. Rideva, ma a un certo punto smise di correre e si fermò. Poi voltò lentamente la testa verso l’anziana donna.

La madre di Giulia sentì il respiro fermarsi: in quello sguardo c’era qualcosa di familiare, un calore lontano, qualcosa che il tempo non aveva cancellato. La bambina lasciò la mano della sua mamma e fece qualche passo verso di lei. Non aveva paura, non sembrava nemmeno stupita, semplicemente, sembrava ricordare. Poi la fissò per qualche secondo, con uno sguardo che nessun bambino avrebbe mai dovuto avere, e infine disse piano, come un segreto: “Ti ho trovata”.

Poi si voltò. Tornò a prendere la mano della mamma e proseguì la strada, saltellando come se niente fosse accaduto.

L’anziana rimase immobile. Non pianse subito e non gridò: semplicemente comprese.

Il vento alzò una manciata di foglie secche attorno ai suoi piedi e, in quell’attimo, sentì di nuovo il profumo della figlia piccola: quello che non aveva mai dimenticato. Non cercò mai di avvicinarsi a quella bambina. Non provò a spiegarle chi fosse stata. Capì che non era lì per restare. Era solo venuta a mantenere una promessa fatta tra due mondi.

Da quel giorno, non c’era più dolore. Un filo sottile, invisibile, univa due vite attraverso la morte e il tempo.

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