STORIE SOPRANNATURALI: L’ARMADIO APERTO DI NOTTE…
STORIA RACCONTATA DA UNA PERSONA CHE VUOLE RIMANERE ANONIMA…
Avevo dodici anni e quella notte dormii nella casa di mia nonna, dove ogni angolo sembrava custodire ricordi che non volevo risvegliare. Mentre mi rimboccava le coperte, mia nonna mi disse la solita frase che allora mi faceva solo sorridere… “Chiudi sempre l’armadio. Non lasciare spiragli al buio”.
Io feci finta di non darle peso. Era solo una vecchia superstizione, pensai. Quella notte mi svegliai di colpo. La stanza era gelida, molto più fredda del solito. Non c’era rumore, solo un respiro lento, profondo, che non era il mio. Mi voltai e vidi che la porta dell’armadio era rimasta socchiusa. Un taglio d’ombra scura come pece sembrava allargarsi piano, inghiottendo la luce pallida della luna che entrava dalla finestra.
Pensai di essermi suggestionato… ma poi vidi due occhi neri, lucidi, fermi. Non brillavano, non lampeggiavano: erano due abissi silenziosi che riflettevano appena la luce. E, insieme a quegli occhi, arrivò un odore acre, di terra bagnata e ferro arrugginito, un odore che non avevo mai sentito prima.
Il mio cuore impazzì nel petto. Rimasi immobile, trattenendo il fiato, mentre qualcosa “un braccio lungo, sottile, scuro come la notte” scivolava fuori dalla fessura. Le dita erano troppo lunghe, scheletriche, terminate in unghie nere che graffiarono piano il pavimento di legno, facendo un suono lento e secco che ancora oggi mi rimbomba nelle orecchie.
Non mi toccò: si fermò a pochi centimetri da me, come in attesa. Fu allora che l’orologio in corridoio batté le tre.
Il rintocco ruppe quel silenzio innaturale e, in un istante, la cosa si ritrasse. La porta dell’armadio si chiuse da sola con un colpo sordo che fece tremare la finestra.
Rimasi sveglio fino all’alba, paralizzato, gli occhi fissi su quell’armadio chiuso. Appena la luce del giorno filtrò tra le tende corsi da mia nonna per raccontarle tutto. Lei smise di impastare, mi guardò senza sorpresa e disse soltanto: “Ti ha visto, ma non ti ha preso. Non lasciare mai più l’armadio aperto”.
Non volle aggiungere altro. Io non feci più domande, forse avevo paura di conoscere la risposta.
Sono passati molti anni, ma ogni volta che l’aria si fa fredda e nella casa cala un silenzio innaturale, torno con la mente a quella notte.
E, qualche volta, se resto troppo a lungo davanti a un armadio socchiuso, giuro di sentire ancora quel respiro profondo, paziente, dall’altra parte del legno.
Da quella notte, chiudo sempre gli armadi. Sempre.
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