TAEKWONDO, AI MONDIALI LA BARCELLONESE CLIO SOTTILE E’ TRA LE OTTO ATLETE PIU’ FORTI DEL MONDO!
Partecipare ad un Campionato del Mondo con la Nazionale italiana, oltre ad essere un onore, è esso stesso già un grande risultato, frutto di dure selezioni e sacrificio. Salire sul podio mondiale, dopo quello europeo, sarebbe stato il coronamento di un sogno. Un sogno coltivato per cinque lunghe ore e ben quattro combattimenti, e dove purtroppo siamo inciampati all’ultimo ostacolo di una lunga e grandiosa cavalcata.
Eppure sarebbe bastato un guizzo, un pizzico di fortuna, quella breve scarica di energia che ti fa vibrare più in alto e che si chiama “convinzione”.
Quando a Tashkent ha inizio il Day 2 del Campionato del Mondo, alle 9:00 in punto, da noi sono ancora le 6:00 del mattino.
Il primo incontro di Clio SOTTILE è al numero 107 e, dunque, almeno 45 minuti dopo l’inizio. Sulla carta i primi due incontri non dovrebbero presentare grosse difficoltà, ma non bisogna mai sottovalutare l’avversario, specialmente al primo incontro. La prima avversaria, ai 32esimi di finale, si chiama Alisha Van Geene e viene da uno Stato che si chiama Aruba, un’isola del mar dei Caraibi di fronte al Venezuela. L’incontro è praticamente senza storia e finisce 2 round a zero (13 – 2, 13 – 2).
Ai sedicesimi di finale Clio SOTTILE affronta la bosniaca Hatidza Alijagic. Anche questo incontro fila abbastanza liscio: 2 a 0 (7 – 2, 6 – 0).
Agli ottavi c’è una vecchia conoscenza, la serba Djurdja Bradic, un’atleta bravissima che tuttavia Clio ha sempre battuto. Sono quegli incontri dove la pressione psicologica del dovere di vincere talvolta può giocarti brutti scherzi. Ma Clio rimane serena e concentrata e non sbaglia nulla. Anche questo incontro finisce 2 a 0 con il risultato schiacciante di 7 – 0 , 13 – 1.
I quarti di finale sono sempre lo scoglio più duro, e questo anche a prescindere dall’avversario. Se vinci sei sul podio, se perdi resti fuori. Nonostante il gran lavoro fatto, nonostante i sacrifici, nonostante gli incontri vinti e gli avversari eliminati. E stavolta ai quarti non c’è un’avversaria qualunque. C’è la fortissima russa Aminat Ramazanova, già vice campionessa del mondo nel 2024, ultimo anno junior e un curriculum costellato di medaglie. Ad ingigantire la suggestione inoltre contribuisce non poco la circostanza che, al primo turno, l’atleta della Federazione Russa ha battuto la coreana Kim Seongju.
Non è difficile dunque immaginare cosa gira nella testa di una ragazza di appena 15 anni quando sta per salire sull’ottagono di gara.
Così come, d’altro canto, non è difficile immaginare i pensieri di Aminat che sta per incontrare la prima atleta del ranking europeo, che nel 2026 non ha mai perso un incontro, collezionando 4 ori in quattro competizioni.
L’incontro è molto teso. Clio è attenta e guardinga. Cerca di testare l’avversaria che, dal canto suo, non si espone più di tanto. Il combattimento si sblocca solo quando mettiamo un calcio al viso portandoci in vantaggio per 3 a 1. Lo scatto immortala un attacco di Clio che sfiora il viso dell’avversaria. Sullo sfondo il monitor mostra il risultato (3 – 1) ed il tempo rimanente: 18 secondi (sembrano pochi ma sul campo di gara sono un’eternità..). Due tre centimetri più a fondo e la partita sarebbe stata chiusa. La russa reagisce e recupera con due attacchi alla corazza sullo scadere. Il primo round si chiude 4 a 5.
Il secondo round è ancora più teso. Entrambe le ragazze si temono. L’incontro è molto tattico e non lascia nulla allo spettacolo. Clio ci prova ma, attaccando, cade a terra per due volte e viene ammonita. Nell’ultima parte del round, la russa, nonostante l’esiguo vantaggio, si chiude in difesa e resiste. Finisce 2 a 0, per le due ammonizioni.
Clio arriva quarta, tra le prime otto atlete più forti al Mondo. Non è un pensiero di consolazione, è affermazione di consapevolezza. É un risultato da cui ripartire per continuare il percorso, da un punto dove si vede la vetta, e dove tutto è più chiaro.
A margine di questo racconto voglio aggiungere una riflessione. In questi giorni a Tashkent c’erano quasi 1000 atleti ed altre 1000 persone tra tecnici e delegazioni in rappresentanza di 115 nazioni. In pratica tutto il mondo. C’é la Russia e c’è l’Ucraina; c’è l’Iran e il Libano, c’è Israele e ci sono gli Stati Uniti. Ma i ragazzi non si fanno la guerra. Dopo i combattimenti, dopo il confronto leale sul campo di gara, i ragazzi di ogni parte del mondo si abbracciano e fraternizzano. Scherzano, flirtano e si scambiano i profili social. Per ritrovarsi. Per non perdersi.
Lo sport sia da da esempio.
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