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TI DENUNCIO, ANZI NO: TI PORTO DA MARIA!

trbun TI DENUNCIO, ANZI NO: TI PORTO DA MARIA!Una parola sbagliata, un tono alzato, un messaggio interpretato male, un post sul web ironico, un dissapore familiare o coniugale? “Ti denuncio!”, anzi no: “Ti faccio chiamare da Maria”.

Oggi è cosí, la tendenza è quella di notificare tutto, di spedire una maxibusta da un falso postino, di fare sapere agli altri i propri problemi coniugali per alzare l’indice di ascolto. Si tratta di persone che non si confrontano, che non dialogano! Si tratta di persone per le quali un battimani a comando dà loro ragione anche quando hanno torto marcio.

Purtroppo oggi si preferisce portare tutto in tribunale per far affrontare ai giudici questioni banali, o discutere davanti allo schermo televisivo, novelli luoghi dove si sciacquano i panni, si incontrano e si confrontano i  battibecchi da bar, le incomprensioni, le offese percepite. Questioni che un tempo si risolvevano in cinque minuti; oggi si affidano a chi incoraggia a chiudere una busta, troncare i rapporti familiari anziché dialogare e chiarire tutto.

È la fuga dei codardi travestita da tutela dei diritti. Ogni minima frizione diventa “violenza”, ogni disaccordo “abuso”, ogni critica “diffamazione”. Si delega ad altri ciò che non si ha il coraggio di affrontare. Viviamo purtroppo in una società di querelanti seriali che trasformano ogni relazione in un potenziale contenzioso, ogni problema familiare in uno show televisivo, per cui affrontare le persone direttamente e chiedere un chiarimento è diventato un atto eroico, di altri tempi.

Sono sempre meno quelli che preferiscono non perdere tempo per ogni sciocchezza: fortunatamente per costoro i rapporti umani si costruiscono e si distruggono guardandosi in faccia, non attraverso incapacità di dialogo o dati auditel.

 

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