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UNA LETTERA DI PAOLO TIRANTE. C’ERANO UN TEMPO GLI IDEALI…

POLTRONE UNA LETTERA DI PAOLO TIRANTE. C'ERANO UN TEMPO GLI IDEALI...RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Carissimo Direttore, mi permetto di scriverle due righe, sperando di trovarla in questo senso “accogliente”, come successo molte volte in passato, cosa per la quale la ringrazio.

Noto con un certo rammarico la scarsa partecipazione da parte dei lettori, i suoi come anche di altre testate locali (cerco di tenermi informato dove posso), al dibattitto alla partecipazione attiva, come si soleva dire una volta. Noto che le notizie vengono lette, divorate come un fast food (tossico), e nessuna opinione viene partorita dalla lettura, il che preoccupa.

Una frammentazione di letture veloci, di commenti che restano personali e di fuga, verso altre notizie o le medesime, raccontate da un altro “pulpito”. Sicuramente, complice la mia età, non più verde, trovo questo atteggiamento di dismissione del dialogo, e della visione personale, poco costruttiva. Ormai sembriamo, come quegli stormi di uccelli che guardiamo rapiti ed affascinati volteggiare in cielo, che cambiano perennemente direzione a seconda della rotta del capo stormo, senza che nessuno si domandi, voglio andare di là, o avere un’idea alternativa. Tutto questo, rispetto a quello che un tempo era la partecipazione attiva, nostra e mi ricordo bene, la Sua, sembra lontana anni luce. Che ci sia una sorta di timore, definirla paura sembrerebbe eccessiva ma non molto lontana dalla realtà in certi casi, è evidente. Il paese, per quanto nell’immaginario personale e collettivo, sia spesso grandioso, è dimensionato al piccolo, e conoscendoci tutti, abbiamo la preoccupazione di non urtare la “sensibilità” del capo della ferriera di turno. In questo senso trovo l’atteggiamento da vittima sacrificale, per tutti coloro che lo praticano; essere “schiavi” per paura di perdere le attenzioni o comunque non generare rabbia o rancore da chi è al comando al momento. Un favore, una cortesia, un aiutino (come si ama dire oggi), andrebbero ad infrangersi contro un atteggiamento critico che, invece allontanerebbe questa speranza. Lo noto spesso e con profondo dispiacere, probabilmente perché son sempre stato abituato a mettere sul tavolo le mie idee ed opinioni, anche pagandone direttamente, le conseguenze del caso. Il rancore non uccide subito, ma mina le certezze nel lungo periodo ed inimicarsi il potente di turno, diventa logorante e poco pratico. Abbiamo una storia millenaria di sottomissioni, dagli invasori ai politici del momento che, tra l’altro, qualitativamente, sono lontani anni luce dalla mediocrità o dalla sufficienza. Questo vagare poi, delle medesime figure, da “un ideale” politico all’altro, senza battere ciglio, senza un minimo di orgoglio personale, la dice lunga sul problema radicato anche ai “piani alti”.

Non vedo soluzioni di sorta, né spunti interessanti al momento, che lascino sperare in una rivoluzione culturale che non farebbe altro che migliorare il livello basso, a volte bassissimo, nel quale siamo precipitati. Le promesse riempiono periodicamente la bocca dei politici, che poi si vaporizzano una volta ottenuto il risultato sperato. E noi? Dietro come pecore e con il cappello in mano ad attendere il favore o la cortesia sperata e richiesta, spesso senza ottenerla.

Mi perdoni per lo sfogo e la visione triste e poco speranzosa del futuro, ma ho accumulato talmente tante primavere che la considerazione è ormai cementata dagli atteggiamenti collettivi.

Al momento sembrerebbe prendere piede “un ideale” vannacciano, corroborato da masse di persone che, seguendo il nuovo Masaniello, sperano in un futuro migliore; ma ho la sensazione che sia l’ennesima fuga dalla realtà e dalla visione critica. Tentare non nuoce, lo capisco, ma se non cominciamo a prendere coscienza di ciò che desideriamo, in senso generale, senza farci prendere dall’affanno del bisogno personale, saremo sempre ricattabili e ricattati. Credo che manchi proprio il coraggio delle proprie idee, ammesso che uno le abbia, e questo veicola il comportamento singolo in spostamenti di massa verso “l’eroe del momento”. Brutto momento e brutto futuro ci si prospetta. Anche molti giovani, esasperati dalle abitudini poco sane dei genitori, si sono allineati ai medesimi atteggiamenti. Manca il sacro fuoco che una volta ci animava, insensibili a tutto ed a tutti.

Incrociamo le dita.

Buona giornata e grazie ancora per l’attenzione.

Suo Paolo Tirante

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