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UNA LETTERA DI UN DIRIGENTE DELLA GILDA: LA FICTION DI CAIVANO, ESALTAZIONE DELLA MENZOGNA

PRESIDE-CAIVANO UNA LETTERA DI UN DIRIGENTE DELLA GILDA: LA FICTION DI CAIVANO, ESALTAZIONE DELLA MENZOGNAImmagini girate a San Giovanni a Teduccio. Un posto, Caivano, dipinto come Beirut con decine di falsità. L’immagine di una preside che tutto decide, tutto cambia per il bene e il rispetto della scuola, degli alunni, dei docenti e del personale non docente. Una vera e totale bufala per chi l’ha conosciuta da vicino, ci ha lavorato o anche solo si è interfacciato (me compreso) con lei. Con uno stile da esaltata che tutto capisce, conosce, decide. Che è sopra ogni più bella e concreta volontà. E invece…

ECCO quello che ha scritto una persona molto documentata sui fatti, il Prof. Mario Brasile della Sam Gilda:

“E’ andata in onda su Rai 1 l’ennesima fiction celebrativa: la storia della “preside di Caivano”.

Un racconto costruito ad arte, che nulla ha a che fare con la complessità reale della scuola e che serve, piuttosto, a legittimare politicamente il cosiddetto Decreto Caivano. Intorno a questa figura si è creato un clamore spropositato, un’aura eroica funzionale a un messaggio molto chiaro: esistono “uomini e donne forti” che, insieme a decreti repressivi, possono risolvere magicamente i problemi delle cosiddette scuole di frontiera. Una narrazione rassicurante, romantica, ma profondamente falsa.

Parlo con cognizione di causa. Sono docente da 32 anni, e metà della mia carriera l’ho trascorsa proprio nelle scuole di frontiera. Da 25 anni sono dirigente sindacale: ho conosciuto decine e decine di dirigenti scolastici, anche in contesti difficilissimi. So bene cosa significhi dirigere una scuola complessa e so distinguere tra autorevolezza e autoritarismo.

L’alone eroico costruito intorno alla preside di Caivano è solo fumo negli occhi. Serve a far passare l’idea che il Decreto Caivano, insieme a presunti “eroi”, sia la ricetta vincente per creare una scuola amata e rispettata.

Ma la realtà è un’altra. Nella vita reale, quella dirigente è spesso in aperto contrasto con docenti e personale ATA. Un modo di agire basato sull’imposizione, non sulla condivisione; sul comando, non sulla direzione; sull’ordine, non sul rispetto della dignità dei lavoratori. Una gestione che nulla ha a che vedere con una comunità educante. La scuola raccontata dalla fiction non è la scuola reale: decine di docenti e lavoratori ATA che scappano chiedendo il trasferimento, numerosi contenziosi aperti per presunti abusi, un clima lavorativo tutt’altro che sereno.

Tutto questo, ovviamente, non trova spazio nel racconto televisivo.

Il messaggio finale è chiarissimo: la preside di Caivano è il simbolo di questo governo. L’eroe da esibire, la figura da ostentare per giustificare politiche securitarie e autoritarie anche dentro la scuola.

Ma la scuola vera non ha bisogno di eroi solitari né di decreti propaganda. Ha bisogno di investimenti, rispetto, partecipazione e democrazia. Tutto ciò che una fiction di Stato, ancora una volta, sceglie di non raccontare”.

Tutto questo ha scritto Mario Brasile e tutto questo corrisponde a verità. Con l’aggravio che vedendo questo modello di dirigente scolastica, tanti altri, esaltati almeno quanto lei, che si credono eroi ed eroine, pedagogisti e pedagogiste faranno anche di peggio. Noi intanto preferiamo berci questa televisione. questa storia distorta, queste palesi bugie, una fiction fondata sulla retorica e sul falso per alimentare il mito del potere che salva.

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