UNA RIFLESSIONE DELL’AVV. SALVATORE ALOSI
Nei giorni scorsi, il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massaro (civico di centrosinistra), è stato duramente contestato per aver detto una cosa che — in qualsiasi contesto sano — dovrebbe essere, a mio avviso, considerata una semplice constatazione di buon senso: per avviare un processo di pace duraturo in Medio Oriente servono (almeno) due cose.
1. Lo stop alle operazioni militari di Israele (peraltro definite dal sindaco un “genocidio”), che stanno causando migliaia di morti civili.
2. La liberazione degli ostaggi da parte di Hamas.
Due affermazioni che, per quanto scomode, possono (e devono) coesistere.
E invece? Fischi, insulti, urla. Come se anche solo nominare gli ostaggi equivalesse a un tradimento. Come se la complessità fosse un crimine.
Questo è il clima che, purtroppo, si respira sempre più spesso: un clima in cui la rabbia ha sostituito l’argomentazione, e dove tentare di esprimere una posizione equilibrata e umana espone al pubblico linciaggio.
– Essere contro (e condannare) il bombardamento indiscriminato di Gaza non implica giustificare Hamas.
– Chiedere la liberazione degli ostaggi non equivale a negare la sofferenza del popolo palestinese.
Chi rifiuta questa doppia traiettoria di pensiero, è ostaggio — a sua volta — di una visione ideologica che rischia di diventare cieca religiosità politica. E questo può diventare pericoloso. Per tutti.
Serve più coraggio per essere equilibrati che per gridare slogan.
E in questo momento storico, serve anche più umanità.
Avv. Salvatore ALOSI
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