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VEDRAI VEDRAI – VEDRAI CHE CAMBIERA’…

EMIGRANTI-scaled VEDRAI VEDRAI - VEDRAI CHE CAMBIERA'...di Filippo RUSSO

Quando lasciai Milazzo per andare ad insegnare a Pinerolo avevo da qualche giorno compiuto trent’anni. Nonostante nella città natale fossi ben inserito e abbastanza conosciuto, grazie al fatto di essere corrispondente della Gazzetta del Sud, non esitai a prendere la decisione. Mi ero fatto le ossa (due anni e più) presso l’Istituto Magistrale parificato L.R. “Lo Presti”; ero stato supplente in tante scuole cittadine e della provincia, ma non bastava. Avevo bisogno di un lavoro sicuro per costruire il futuro. Conseguita l’abilitazione, ero stato catapultato nei primissimi posti della graduatoria in provincia di Torino. Avrei potuto aspirare, grazie al punteggio in possesso, a una sede di tutto rispetto, persino nel capoluogo, ma nella domanda inoltrata al Provveditorato, nella casella della indicazione delle sedi preferite, avevo scritto testualmente, tanta era la necessità di mettere radici solide, “qualsiasi sede”, e fui… accontentato. Non ero presente alla convocazione, d’ufficio fui assegnato presso l’ITCG “Buniva” di Pinerolo, ma in un corso serale, orario 18.30 – 23.30. Pinerolo è una bella città, ma a mezzanotte… un freddo… un freddo, e d’inverno… la neve… quanta neve, logico che nessuno degli indigeni ambisse a quel posto. Dovetti accettare: “O mangi questa minestra o ti butti dalla finestra”.

Fu uno strappo doloroso, come cancellare con un colpo di spugna quel che ero ed era stato… e poi mia madre rimasta sola. Gli amici della Voce di Milazzo mi accompagnarono alla stazione, Aurelio Grimaldi mi donò il libro “Morte a Venezia” di Thomas Mann che avevo già letto ma che ancora conservo con gratitudine. Un viaggiatore di mezza età, campano, capì il mio stato d’animo, forse aveva provato le stesse sensazioni in passato. Mi incoraggiava. Rimuginavo… a me sarebbe piaciuto fare il giornalista e pensavo anche di sapere scrivere, e i miei articoli erano certamente apprezzati in redazione, se poi si rivolsero a me più volte per seguire il Catanzaro che allora giocava in serie A e il Messina in B. “Sei bravo” – dicevano, ma dalle nostre parti si sa quali sono le regole (ancora oggi).

A Pinerolo, una esperienza straordinaria. Tre anni di vita in albergo; gli studenti lavoratori che facevano i turni alla Fiat, esempio di applicazione e sacrificio; i princìpi di don Milani realizzati, una lezione di umanità mai più cancellata. Mi ambientai senza difficoltà, scrivevo nel settimanale “L’eco del Chisone”, mi raggiunse poi la fidanzata; una volta sposati a Milazzo, mettemmo su casa e a Pinerolo nacque il primo figlio. Ma ognuno – la storia si ripete – ha la sua Itaca. Ritornai.

Oggi penso ai giovani del nostro territorio che amano le materie umanistiche. Ancora più difficili le condizioni di partenza; la parola meritocrazia, abusata: vigono immarcescibili regole. Intanto gli anni passano, il loro futuro è ben descritto da Luigi Tenco: “Vedrai, vedrai… Non so dirti come e quando… Ma vedrai che cambierà”.

Devono avere tanta forza e resistenza. Il carico si fa però sempre più pesante: loro figli già… maturi, noi padri ormai – non si può nascondere – vecchi. 

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