WANNA MARCHI & FIGLIA, UN PREMIO CHE CI LASCIA PERPLESSI
Da facebookRingrazio Renato, che me l’ha segnalato in privato. Avessi avuto tempo arrivavo prima nel dare la notizia su Facebook. Ma lavoravo e non ho potuto fino a dopo cena. Molto dopo cena.
Ciò premesso, in Campidoglio devono avere qualche serio problema con il concetto di controllo preventivo. Perché altrimenti non si spiega.
Il 23 settembre, nella Sala della Protomoteca del Campidoglio, sono state premiate Wanna Marchi e Stefania Nobile. Sì. Wanna Marchi. Stefania Nobile. Premio Internazionale della Cultura. Campidoglio.
Sono quattro concetti che, messi nella stessa frase, producono più o meno lo stesso effetto di “Schettino docente di sicurezza marittima”. Precisiamo subito, perché la precisione è importante soprattutto quando la realtà si impegna così tanto per sembrare una barzelletta: il premio era privato, organizzato dalla casa editrice Edizioni Cento. Non era quindi un riconoscimento di Roma Capitale. Ci mancherebbe anche. A quel punto non sarebbe più stata satira. Sarebbe stato necessario chiamare qualcuno. Ma il Campidoglio era proprio il Campidoglio. Non era un fondale di Cinecittà. E la Sala della Protomoteca non l’avevano ricostruita in cartongesso a Pomezia.
Stefania Nobile ha ricevuto il Premio Internazionale della Cultura per Vendere… cara la pelle. Wanna Marchi un riconoscimento per il ricettario La verità è che io cucino così. Qui non si pesa niente: l’unica misura è l’amore. E già qui uno potrebbe spegnere internet e andare a zappare. Perché Wanna Marchi è stata una delle figure più clamorose della storia televisivo-giudiziaria italiana, condannata definitivamente insieme alla figlia per la vicenda delle televendite e delle truffe. Una carriera che, diciamolo, difficilmente avrebbe fatto pensare come approdo naturale alla promozione della cultura e delle eccellenze italiane.
Ma siamo un Paese meraviglioso. Noi non riabilitiamo. Noi premiamo. E Wanna, infatti, davanti a cotanto capolavoro nazionale, ha commentato: «La vita è davvero strana, dal paese più brutto del mondo a una cella in galera e poi ti ritrovi in Campidoglio osannata, piena di complimenti, di applausi e di abbracci. Il Campidoglio non è per tutti».
E qui, francamente, bisogna arrendersi. Perché ha ragione lei. Il Campidoglio non è per tutti. A quanto pare bisogna meritarselo. Evidentemente noi avevamo frainteso i requisiti. A questo punto manca soltanto che Totò Riina riceva alla memoria il premio Falcone-Borsellino e poi possiamo chiudere l’Italia per raggiungimento degli obiettivi.
Ma aspettate, perché c’è Stefania. Stefania Nobile nel marzo 2025 era stata nuovamente arrestata nell’inchiesta sulla Gintoneria di Davide. Nell’ottobre dello stesso anno ha patteggiato tre anni ed è stata ammessa ai lavori di pubblica utilità presso la Protezione civile di Bresso. Settembre 2026: Premio Internazionale della Cultura in Campidoglio. Dodici mesi. Neanche Amazon Prime consegna così velocemente.
E qui compare Dario Nanni, consigliere comunale, che aveva fatto gli onori di casa e che, scoppiato il casino, ha spiegato di non sapere che tra i premiati ci fossero Wanna Marchi e Stefania Nobile. Successivamente ha precisato una cosa ancora più interessante: la richiesta della Sala della Protomoteca l’aveva presentata lui. E si è scusato.
Ora, Dario. Parliamone.
Se chiedi una delle sale più prestigiose del Campidoglio per una manifestazione denominata Premio Internazionale della Cultura, forse — ma proprio come vezzo burocratico, eh — dare un’occhiatina a chi verrà premiato potrebbe non essere un’idea completamente idiota. Non serve la CIA. Non serve il Mossad. Non serve mandare un infiltrato con microcamera nella fibbia della cintura. Bastava l’elenco.
Perché il problema non è Wanna Marchi. Wanna Marchi fa Wanna Marchi da cinquant’anni ed è probabilmente la persona più coerente dell’intera vicenda. Il problema è un sistema istituzionale capace di concedere una sala simbolica senza che chi ne favorisce la concessione sappia esattamente chi salirà su quel palco. E poi naturalmente tutti cadono dal pero.
«Io non sapevo». La frase più longeva della Repubblica italiana. Non sapeva il consigliere. Non sapeva l’amministrazione. Non sapeva nessuno. Eppure la sala era aperta, le sedie sistemate, gli ospiti dentro, il premio pronto e Wanna Marchi sul palco. Praticamente l’unica perfettamente informata era Wanna Marchi. Che dopo essere stata televenditrice, personaggio televisivo, detenuta, fenomeno pop e protagonista di documentari adesso può aggiungere al curriculum: premiata per la cultura in Campidoglio. E alla fine bisogna tornare proprio alla sua frase. «Il Campidoglio non è per tutti».
Vero, Wanna. Ma fino alla settimana scorsa pensavamo fosse per ragioni diverse.
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