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IL BULLISMO TELEVISIVO DI VESPA NEL TENTATIVO DI STRONCARE IL FUTURO AI GIOVANI.

bruno-vesta-e-la-studentessa IL BULLISMO TELEVISIVO DI VESPA NEL TENTATIVO DI STRONCARE IL FUTURO AI GIOVANI.di Cristoforo TRAMONTANA

MONOPOLIO DEL MICROFONO E COMPLESSI DI SUPERIORITA’.

C’è un’immagine plastica che fotografa il degrado del dibattito televisivo nel nostro Paese, andata in scena nello studio di Porta a Porta. Davanti alle telecamere della prima rete nazionale, la coordinatrice dell’Unione degli Universitari, Sabrina Brizzola, stava portando dati reali e inconfutabili sulla piaga dell’abbandono scolastico.

L’arrogante risposta del conduttore Bruno Vespa avvenuta con una netta interruzione dell’esposizione della giovane universitaria, è risuonata intrisa di sufficienza e livore, aggressiva e inopportuna, “Quando parlate voi giovani, documentatevi prima. Quando venite qui, venite preparati, dovete studiare“.

Questo episodio rappresenta una vera e propria aggressione verbale, perpetrata da una posizione di assoluto privilegio, è l’espressione più pura di quel paternalismo presuntuoso che scatta, puntualmente, solo quando a parlare sono i giovani o le donne, mentre ai politici di lungo corso si stendono tappeti rossi e si perdonano omissioni colossali.

La condanna verso Bruno Vespa deve essere netta e senza sconti per aver usato il monopolio del microfono come un’arma per azzannare e silenziare il dissenso, ma la reale responsabilità morale e politica deve ricadere interamente sul Servizio Pubblico. È inaccettabile che la Rai continui a legittimare, finanziare e tenere in vita questo modello televisivo tossico e anti-democratico, trasformando la prima rete nazionale nel fortino privato di un giornalismo padronale e intimidatorio.

Questo metodo di ribaltare la realtà negando il ruolo stesso dell’informazione pubblica, che dovrebbe tutelare i cittadini e non i censori di regime, è storicamente e politicamente frutto del capovolgimento dell’ “inversione accusatoria”, una tecnica classica della propaganda autoritaria, della disinformazione e dei regimi totalitari spesso associata al concetto orwelliano di bispensiero.

I giovani non hanno bisogno di patetiche filippiche generazionali o di essere trattati come scolaretti impreparati, hanno diritto a risposte, a investimenti sul proprio futuro e, soprattutto, al rispetto della propria dignità.

È tempo che la televisione pubblica si liberi dei suoi dinosauri e capisca che il dialogo intergenerazionale si costruisce con l’ascolto reciproco, non con l’arroganza di chi crede che la longevità sullo schermo equivalga all’infallibilità intellettuale.

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