I SOCIAL. UNA VETRINA PER METTERE IN MOSTRA SE STESSI
Chissà se la si smetterà mai di utilizzare questi social per ostentare se stessi o forse ormai non c’è più speranza di tornare ad una normalità.
Si fotografa il piatto tenuto a distanza di braccio mentre il cibo si raffredda. Si fotografa il tramonto o quel paesaggio. Si mostra la palestra o altre attività, quando della nostra fatica non importa a nessuno. Si mostra la felicità a comando, il viaggio e le foto di un evento. Si rendono partecipi gli altri di un lutto, quando il RIP o il “Mi dispiace” lo si fa solo per abitudine; e analogamente si ringrazia per un compleanno il giorno dopo, perché ci sarà sempre chi scriverà “Scusami per il ritardo, me ne sto accorgendo solo ora. buon compleanno, sono in tempo, no?”.
E le nostre malattie? La sofferenza potrebbe essere risparmiata dalla pubblica piazza virtuale; come pure le dediche pubbliche tra partner per mostrare agli altri quanti ci amiamo: lo si può dire in privato, no?
Poi si mostrano i figli come trofei, piuttosto che dedicare loro più tempo anziché sapere dagli altri ciò che fanno o non fanno, e meravigliarsi…
E la mania di fotografarsi fino a diventare il ritratto di uno sconosciuto che ci somiglia in meglio? Ma perché dobbiamo cambiarci l’immagine? Perché? Questa non è una pacifica condivisione. È un qualcosa di tossico, non è ora di rendersene conto?
Condividere è una cosa bellissima ma nulla ha a che vedere con i meccanismi che abbiamo elencato. Pensate un po’: queste cose non le abbiamo fatte quando esistevano costosi rullini fotografici, anzi eravamo piuttosto attenti a come si spendevano i soldi.
Oggi basta uno smartphone per sfogarsi senza che rimanga un solo ricordo della nostra vita, del come eravamo, del come siamo diventati. Questo è solo un disperato tentativo di dare una immagine di sé agli altri. Vivere semplicemente la vita è diventato davvero così difficile senza mostrare ogni cosa in maniera distorta sui social: basta che anonimamente ci si chieda cosa stai pensando, e via a raccontare tutto di noi stessi…
Pensate: se sui social ci chiedono COSA STAI PENSANDO, basterebbe solo scrivere E A TE CHE TE NE FREGA?
Questa è purtroppo l’anticamera della solitudine.
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