AL CASTELLO DI MILAZZO: GLI SPIRITI NELLA CASA
Nonna Giovanna raccontava spesso favole sugli spiriti protettori delle case di abitazione. Diceva sempre che per molto tempo non ci aveva creduto fino a quando non gli successero fatti strani. Aveva cambiato da poco casa di abitazione e la nuova casa, anche se più spaziosa della precedente, aveva però una scala più ripida per cui un giorno tornata dal mercato con diversi fagotti e fagottini, arrivata in cima alla scala ansante, disse: “Mamma mia quanto è brutta questa casa con questa scala troppo ripida”. Appena pronunziò la frase le venne un capogiro e stava per cadere dalle scale. Sulle prime attribuì il capogiro alle troppe fatiche della giornata.
La scala ripida l’aveva fatta pentire della scelta per cui era diventata quasi una costante ripetere: “Mamma mia quanta è brutta questa casa con questa scala molto ripida”.
Durante il giorno a volte non trovava oggetti vari nei posti dove ricordava di averli messi, poi fece maggiore attenzione e si accorse con profonda preoccupazione che effettivamente “qualcuno” spostava gli oggetti.
Un mattino la figlia, di circa otto anni, ruzzolò dalle scale e per fortuna non riportò ferite ma solo qualche contusione. Accorsa in aiuto della bambina, questa le disse che arrivata in cima alle scale “qualcuno” le aveva dato una spinta facendola ruzzolare in fondo alla scala. E poiché in casa non c’era nessuno che potesse spingere la bambina, nonna Giovanna cominciò e credere agli “spiriti” delle case e si mise alla ricerca di una nuova abitazione ove si trasferì perché convinta che gli spiriti della casa non la volevano.
Da allora non disprezzò più la casa che andava ad abitare. Anzi la sera salutava gli spiriti della casa con: “Buona sera bella ambriana”, così come le aveva insegnato sua nonna Rosa.
Per dar maggiore forza e credibilità al suo racconto aggiungeva che una volta al Castello di Milazzo, adibito a carcere, andò ad abitare la moglie di un capoguardia delle carceri la quale sempre si lamentava per la lontananza dal centro cittadino, per la strada disagevole e per lunghi tratti buio e per il vento che vi imperversava quasi continuamente e concludeva le sue lamentele con un “maledetto castello”.
Dopo pochi mesi le morì il marito e fu quindi costretta a lasciare l’alloggio di servizio che deteneva nel castello.
di Luigi CELEBRE, da RACCONTI INTORNO AL BRACIERE – Edizioni Lombardo
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