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ADDIO A FRANCO RIEFOLO, UNO DEI NOMI STORICI DELLA PETROCHEMICAL

I FUNERALI SI TERRANNO DOMANI, MARTEDI’ 17, NEL SANTUARIO DI SAN FRANCESCO, A MILAZZO.

Non era più il Riefolo che noi conoscevamo o ricordavamo, negli ultimi anni. Una terribile malattia, subdola che si impossessa del corpo e della mente, lo aveva privato dei suoi ricordi più belli… Vani sono stati i tentativi della moglie, delle sue figlie, dei generi, persino dei nipoti di resistere e invertire una rotta che giorno dopo giorno era orientata verso l’ultima meta… Ieri sera, in chiesa, ho incontrato uno dei generi, Carmelo Miano, marito di Nicla, una delle mie piccolissime atlete negli anni della Fiamma Milazzo. Un saluto, ma nulla di più. Solo tornando a casa vengo attratto da uno dei soliti necrologi, che campeggiano nei posti più disparati: è morto FRANCO RIEFOLO!

Chi era quest’uomo? Era uno dei tanti trasfertisti giunti a Milazzo negli anni dell’industrializzazione. Una presenza temporanea, si credeva; come tanti altri che in quegli anni arrivarono a Milazzo, con il loro bagaglio di esperienza e di professionalità. Con lui, la famiglia, moglie e tre figlie piccole. Man mano che passavano gli anni, e il lavoro nell’industria si intensificava, Franco Riefolo, pugliese di Bari, si innamorava di questa città che lo aveva accolto. Le figlie crescevano, e con la frequentazione delle scuole crescevano anche le amicizie con i nuovi compagni. Partire e trasferirsi in un altro cantiere non aveva senso, quindi preferì restare Milazzo, nella Raffineria, con la Petrochemical che in quegli anni aveva tanto lavoro in Italia e all’estero. Ma di lui ho un ricordo particolare: fu lui che si prese cura della mia formazione, quando fui assunto per il mio primo lavoro in Petrochemical, a giugno del 1977, quarant’anni fa. E dopo sei mesi, grazie a lui e ai suoi preziosi insegnamenti, fui in grado di essere mandato a Saline Joniche, in Calabria, dove ebbi l’ingrato compito di chiudere il cantiere Petrochemical nella fabbrica delle bioproteine (una delle cattedrali nel deserto con cui i politici dell’epoca avevano scritto la parola fine sulla protesta del popolo reggino), costata allo stato una barca di miliardi e causa della distruzione di ettari di terreni agricoli per cedere il posto ad un’industria che non sarebbe mai decollata (un film già visto…), e di mettere gli operai, una quarantina, in cassa integrazione. Quindi, giunsi a San Leo di Pellaro, sempre in Calabria, nella fabbrica dell’Uniliq all’interno della quale la Petrochemical realizzò lavori di costruzione e ampliamento per due anni. Una esperienza positiva per me, che mi aveva permesso di crescere nonostante la mia giovanissima età, e di avere come riferimento quel pugliese di Bari che mi aveva insegnato a muovere i primi passi nella contabilità industriale, nei contatti con le aziende e le istituzioni, nei rapporti con i dipendenti. Il suo operare in maniera intransigente e la sua severità, che tutti gli riconoscevano e che per molti non era gradito, era in effetti il modo migliore per formare il personale in un’azienda privata; all’interno della quale si è valutati per quel che si produce e per i risultati conseguiti. Tenni presenti gli insegnamenti del mio “formatore” anche quando fui trasferito in Abruzzo, a gestire un cantiere presso l’AGIP, e infine ad Augusta, dove fu richiesta la ma presenza a seguito di un incidente mortale che aveva coinvolto due ragazzi della Petrochemical. E una volta che lasciai la Petrochemical, per tornare a lavorare definitivamente a Milazzo, quanto avevo appreso dal mio maestro fu messo in campo.

Di quella vecchia Petrochemical, tanti altri sono andati via per sempre. E oggi anche Riefolo viene chiamato a lavorare in quell’immenso cantiere celeste che ha bisogno sempre di nuova manodopera: assieme a Bormida, Ciccio Recupero, Pippo Aversa, Giovanni Chirafisi, don Peppino Aragona, Maimone, Sciacca, Sindoni, Ciccio Bella, Giulio Maisano, Gullotta, Aricò, Cambria… Tanti altri li seguiranno, perchè non si può dire di no a quella chiamata. Ma la speranza di incontrarli ci dà la forza di superare i momenti di sconforto e di dolore. Addio, Riefolo! 

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