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ALBUM DEI RICORDI: C’ERA UNA VOLTA LA CASA CONTADINA…

CASA-COLONICA ALBUM DEI RICORDI: C'ERA UNA VOLTA LA CASA CONTADINA...C’era una piccola casa contadina che insieme alla mia famiglia d’origine abbandonammo anni fa.

I nonni furono i primi ad abitarla nel 1955, ed assieme a loro i miei genitori si impegnarono stipulando un accordo/contratto con il proprietario il quale concedeva l’uso della casa e parte della suo fondo agricolo in colonia parziaria, ripartendo i prodotti venduti 25% al colono ed il 75% a se stesso.

La povertà si tagliava a fette, ma dentro quella casa c’era tutto ciò che serviva: il letto in ferro battuto ed il materasso di lana, su cui dormivano i miei nonni è ancora un ricordo che tuttora fa risuonare le corde dell’emozione. Il canterano in legno lavorato che serviva a conservare la biancheria era lì in un angolo della casa a fare da guardiano a tutto l’arredo compresa una vetrina dispensa che accoglieva e teneva in caldo il cibo cucinato da mamma e lasciato lì per noi figli studenti ritardatari.

Nell’arredo erano inclusi anche i mobili da cucina e della stanza da letto di mamma e papà, con il quadro a parete che raffigurava Gesù bambino con San Giuseppe e Maria.

Eravamo in 2 i figli, mio fratello ed io; lasciammo la casa a 18 anni per servire lo stato ed i generali, salutammo assieme a tutta la famiglia anche un bellissimo cane a cui avevamo dato il nome Lupo. Viveva libero all’esterno della casa e riusciva ad avere un fiuto straordinario per le serpi. Le scovava e le uccideva mettendo al sicuro alcune zone della campagna e dei dintorni della casa ma oltre a questa dote era anche un animale molto sensibile, non occupava mai la casa inutilmente, si appisolava spesso davanti gli ingressi, e si alimentava con lo stesso cibo che mangiavamo noi.

Attorno alla casa c’erano alcuni alberi di gelso; poi, un forno a legna, utilizzato da nonna Maria per il rito del pane caldo e della famosa focaccia messinese (con olive, indivia, pomodoro fresco, acciughe ed olio extra v.). L’impasto veniva preparato con il lievito madre, prestato a volte al vicinato che naturalmente ricambiava.

Questa cultura contadina, con tutta la sua semplicità e tutti i profumi e gli aromi delle stagioni, ci ha regalato il benessere che serviva per diverso tempo, fino a quando i miei genitori hanno potuto rispettare il contratto colonico; poi, a causa dell’età e degli acciacchi delle malattie hanno lasciato casa e terreno e naturalmente gli affetti che oggi in tanti ignoriamo.

Ancora oggi ne vado fiero e sono orgoglioso di aver fatto parte di quell’ambiente non nobile o aristocratico e neanche moderno ma umano e non vi nascondo che quando posso in qualche angolo di questo mondo moderno cerco di rivivere quei momenti trascorrendo del tempo in qualche casa contadina ancora esistente in compagnia di umani come me.

Antonino ANDALORO su Facebook

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