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ALBUM DEI RICORDI: MILAZZO, 27 GIUGNO 1964, IL DRAMMA DI TOTUCCIO DEL BONO

totuccio-del-bono-1 ALBUM DEI RICORDI: MILAZZO, 27 GIUGNO 1964, IL DRAMMA DI TOTUCCIO DEL BONO SOMMOZZATORI ALBUM DEI RICORDI: MILAZZO, 27 GIUGNO 1964, IL DRAMMA DI TOTUCCIO DEL BONOAbbiamo lasciato spazio al titolo del giornale del tempo che annunciava la scomparsa nelle acque di Capo Milazzo di TOTUCCIO DEL BONO; ed abbiamo anticipato ai nostri lettori che avremmo raccontato quello che avvenne il 27 giugno del 1964, sessantadue anni fa. Molti non erano ancora nati, tanti altri ricorderanno di aver sentito parlare di TOTUCCIO per aver visto la croce bianca a Punta Mazza; parecchi altri, coetanei all’epoca in cui si consumò la tragedia, non ci sono più…

TOTUCCIO DEL BONO era il secondogenito di Gioacchino e di Maria Picciolo. Abitava all’inizio di via Migliavacca, aveva due fratelli, Stefano e Vittorio, ed una sorella più piccola, Letizia. Studente presso la facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Messina, frequentava con ottimi risultati, sosteneva gli esami riportando voti brillanti e coltivava le sue passioni: una su tutte, la pesca subacquea, che lo vedeva esplorare i fondali marini con il suo inseparabile amico Cesare Ryolo. La sera di venerdì 26 giugno si trovava al Circolo del Tennis e della Vela; lo avvicinò un amico pescatore, Stefano Pellegrino, che conosceva la sua bravura nelle immersioni avendolo più volte visto all’opera, pregandolo di recuperare, se fosse andato a Punta Mazza, una nassa che le correnti avevano fatto depositare in una secca. Non sappiamo se la battuta di pesca fosse stata messa in preventivo da Totuccio, ma dopo un’occhiata di intesa con Cesare, decise di fare la sua immersione il giorno successivo, sabato, per recuperare la nassa, rendere felice il Pellegrino e, nel frattempo, continuare nelle immersioni e cacciare qualche preda.

Si diedero l’appuntamento al giorno dopo e già alle 7 trovarono sul posto Pellegrino con il figlio, che indicava il punto dove avrebbero dovuto immergersi per riportare in superficie la nassa. In apnea, Totuccio e Cesare non impiegarono  molto tempo: quasi immediatamente la ripescarono, per la gioia del legittimo proprietario; quindi continuarono nelle loro immersioni, armati questa volta di fiocina. Nelle vicinanze si trovavano altri due pescatori dilettanti, il dott. Stefano Cambria ed il giovane Mario Salamone, attratti dal motoscafo del Ryolo ed immaginando una delle solite battute di pesca. Gli stessi notarono le frequenti immersioni dei due, l’emersione del Del Bono che aveva pescato una cernia, ma si erano insospettiti quando Totuccio, una volta riemerso, era immediatamente sceso verso il fondo. Gridando cercarono di attirare l’attenzione del Ryolo, ma invano perché si trovava lontano: questi, a sua volta riemerso, non scorgeva il suo compagno, quindi si immergeva una prima, una seconda, una terza volta… purtroppo senza fortuna: di Totuccio nessuna traccia, e già era passato parecchio tempo.

Pensando al peggio, non esitava ad immergersi ancora alla vana ricerca dell’amico, ma per le sue precarie condizioni fisiche veniva sconsigliato dagli uomini della Capitaneria del Porto, agli ordini del maggiore Falla, dal ten. Pisani comandante dei Carabinieri, e di altri ufficiali accorsi sul luogo chiamati dai vicini lido Cirucco e Riva Smeralda.

Le ricerche, continuate per tutta la notte ed il giorno dopo, davano purtroppo esito negativo: il corpo dello sfortunato giovane non veniva rintracciato né recuperato. La notizia della tragedia nel frattempo si era diffusa nella città, dove i Del Bono erano abbastanza conosciuti; persino quando era circolata voce che il corpo di Totuccio  era stato ripescato: ma era solo un falso allarme, dettato forse dalla voglia di dare una cristiana sepoltura alle spoglie dello sfortunato giovane. Riportano i giornali dell’epoca “….nella giornata di domenica o lunedì si era diffusa la notizia che le ricerche avevano avuto risultati positivi. La folla quindi si è accalcata numerosa sulle banchine del molo Marullo per rendere omaggio alle spoglie dello sventurato giovane. La disperata volontà di chi non vuole credere a quanto gli era stato riferito nel non riuscire a scorgere il corpo dello scomparso …..”

Il giorno della tragedia ricordo che mi trovavo al Lido Azzurro; era estate, e noi adolescenti cercavamo di vivere spensieratamente quei giorni di vacanza, prima di iniziare il percorso scolastico che ci avrebbe accompagnati per altri anni, fino alla maturità. La notizia ci colse di sorpresa, e grande fu l’emozione di tutti nell’apprendere la triste notizia: sebbene fosse più grande di noi, nella Milazzo di quegli anni ci conoscevamo un po’ tutti, e Totuccio era conosciutissimo e rispettato da tutti per la sua bontà e cordialità.

Anni dopo, nelle acque del Capo, ma sul versante di ponente, si inabissò un altro Del Bono, Pippo, cugino di Totuccio. Il suo corpo fu riportato, grazie a Dio, in superficie: enorme la commozione fra coloro che ricordavano la tragedia di vent’anni prima. Per me sarà impossibile dimenticare la dolcezza del suo volto quando, privo di vita, lo portarono al porto: ero in servizio e dovetti assistere al rituale che faceva seguito al ritrovamento.

Si ringrazia il dott. Lorenzo Caragliano per avere colorato la foto.

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