ARMIAMOCI E PARTITE!
C’è una mentalità in Italia che si può notare ovunque e non cambia mai. Ovvero, uno si espone, tanti annuiscono ma nessuno lo segue. Un classico.
Abbiamo un ipotetico signor X che si accorge di un’ingiustizia, per esempio in un posto di lavoro può essere un turno imposto senza criterio o una decisione errata calata dall’alto, e ha il torto di dirlo ad alta voce. Ecco che intorno a lui si levano i mormorii di approvazione: «hai ragione», «finalmente qualcuno lo dice», «io sono con te». Parole a costo zero perché realmente costano zero a chi le pronuncia. Poi arriva il momento della verità, il momento in cui sostenere quella ragione comporta un prezzo personale, e la solidarietà evapora. Chi aveva annuito scopre improvvisamente di avere un mutuo, una famiglia, una prudenza. Si allinea con una scrollata di spalle.
Ognuno ha il suo bel motivo per eclissarsi, e così un uomo si ritrova solo davanti al potere con il potere che ringrazia.
Questo meccanismo, che molti di voi avrete sperimentato in prima persona, è la cifra di una nazione che ha fatto della furbizia una virtù civile. Siamo un popolo capace di una codardia quotidiana invidiabile.
Il potere lo sa. Senza coesione, l’ingiustizia dorme serena. Non deve mai vedersela con un fronte, ma con un individuo alla volta, e un individuo alla volta si stanca, si convince, si arrende, oppure si guarda intorno e non trova nessuno. Il potere non teme un popolo arrabbiato, lo teme unito. Per questo gli basta la nostra rabbia, purché resti individuale. Lo vediamo nelle proteste contro il governo col caro carburanti: a gridare son tutti buoni, e i social forniscono quotidianamente il motivo: ma c’è stato qualcuno che sia sceso in piazza? Solo per andare al rifornimento!
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