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CI LASCIA FRANCANTONIO SALAMONE!

necrologio-francantonio-salamone-300x203 CI LASCIA FRANCANTONIO SALAMONE!Ciccio Salamone era un uomo semplice ma deciso, un milazzese con le idee chiare che fin dalla sua adolescenza accarezzò il sogno di dedicarsi all’arte culinaria, alla gastronomia, a passare la sua vita dietro il bancone di un bar, di una gelateria, a offrire le rinomate specialità e farsi conoscere ed ammirare. Nato il 27 novembre del 1933, sposò una donna, Mimma Milone, curiosamente nata nello stesso giorno, mese ed anno! Un segno del destino o una scelta casuale, sta di fatto che i coniugi si completarono vicendevolmente in quella passione che entrambi avevano per la gastronomia! Don Ciccio, così come molti lo chiamavano (anche se il suo nome di battesimo era Francesco, scelto dal padre, l’indimenticato “zu Candiloro”, che una volta vecchio, ma aveva solo 62 anni, rimase vittima di una frattura al femore che lo condizionò per il resto della sua vita) ebbe una lunga carriera, che affinò passando da un locale all’altro: cominciò con il Mistral, quindi approdò dal famosissimo Filippino a Lipari, dove era apprezzato nientemeno che da Mike Bongiorno, in quegli anni 60 di casa nelle Eolie. Attivo e dinamico, a dispetto degli anni che passavano, volle tentare ancora l’avventura solitaria: un nuovo ristorante nel centro di Milazzo, in via Umberto I. Al suo fianco, come sempre, la sua Mimma, che con lui ha condiviso gioie e dolori! Fu l’ultima sua esperienza, dettata dalla sua innegabile volontà di offrire ai clienti, agli ospiti, ai milazzesi, un ulteriore saggio delle  sue capacità, della sua immensa passione, di un amore che si trasforma anche in una missione.

francantonio-e-Mirella-169x300 CI LASCIA FRANCANTONIO SALAMONE!FRANCOANTONIO SALAMONE era figlio di Ciccio: ha ereditato dal padre la stessa passione, ed assieme che assieme alla moglie Mirella Sciotto ha scelto un angolo del Borgo per far gustare i sapori di papà, ma soprattutto per vivacizzare il cuore antico di Milazzo. Una scelta intelligente, poiché Francoantonio e Mirella sanno che il Borgo è la storia della città, e non può cedere alle decisioni discutibili di chi vorrebbe spostare altrove un movimento fatto di temporanei interessi, destinati ad esaurirsi nell’arco di qualche stagione.

Purtroppo da tanto tempo Francoantonio non stava bene. Combatteva la stessa battaglia che tanti, in questa martoriata Valle del Mela, combattono. E raramente possono vantarsi di avere vinto. Ma lui era energico e volitivo come non mai. C’era il lavoro da portare avanti, c’era la sua Mirella, c’era la figlia, c’erano i tanti parenti e gli amici che gli facevano forza. Ha lottato fino all’ultimo, non ha mai abbassato la guardia, e tramite i post di Mirella abbiamo sempre creduto che tutto fosse a posto, che la sua battaglia avesse un vincitore, per il quale abbiamo fatto il tifo. Dalle righe di Facebook abbiamo saputo che erano passati 28 anni, con una frase “28 anni insieme sono pochi, avrei bisogno di più tempo! Mi piacerebbe molto! 2764 CI LASCIA FRANCANTONIO SALAMONE!2764 CI LASCIA FRANCANTONIO SALAMONE!2764 CI LASCIA FRANCANTONIO SALAMONE!2764 CI LASCIA FRANCANTONIO SALAMONE! Franco Antonio aggrappati a me!“, scritta da Mirella e che ci ha autorizzato a sorridere e sperare…

Poi, un giorno, quasi subito dopo, arriva la fine! Non sappiamo altro di questi due ragazzi; non abbiamo voluto sapere altro ora che FRANCOANTONIO è volato per sempre in cielo. Non lo chiederemo a Mirella, anche se non è giusto lasciarla da sola nel suo dolore, né alla Silvia…

FRANCOANTONIO non c’è più, ma non può finire il grande amore che c’è stato con la sua Mirella. Non può finire l’immensa passione ereditata dal vecchio don Ciccio. Non si può chiudere così una vita…

Francoantonio SALAMONE rimarrà dentro di noi… come tanti altri è solo passato nella stanza accanto…

Ciao, Francoantonio. 

A MIRELLA, A SILVIA, A TUTTI I SUOI CARI PORGIAMO LE ESPRESSIONI DEL NOSTRO PIU’ SINCERO CORDOGLIO.

I FUNERALI DI FRANCOANTONIO SALAMONE SARANNO CELEBRATI GIOVEDI’ 22 FEBBRAIO ALLE ORE 15.30 PRESSO LA CHIESA DEL ROSARIO, AL BORGO.

 

 

 

 

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