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CON LA MORTE DI TANTI ANZIANI, CESSA IL SOSTEGNO AI FIGLI

UN ASPETTO INQUIETANTE CHE NESSUNO DEI GOVERNANTI HA ANCORA MESSO IN CONTO. PURTROPPO E’ UNA COLPA QUELLA DI NON SAPERE PROGRAMMARE RICORRENDO ALL’ANALISI STATISTICA. QUANDO SE NE ACCORGERANNO, SARA’ TROPPO TARDI… 

Visto che si parla tanto di percentuali, al punto da dichiarare, come se fosse motivo d’orgoglio, che l’Italia ha superato nelle morti la Cina ed è prima al mondo, vorrei ricordare a chi si lascia andare a proclami fuorvianti e spesso ingannevoli che l’analisi statistica si basa su dati quantitativi ma principalmente su quelli qualitativi. Non abbiamo l’età delle persone decedute, solo una media, senza specificare il sesso, la regione, le condizioni fisiche precedenti. Troppo poco per analizzare il fenomeno, solo uno commento superficiale per accontentare i media.

Noi non abbiamo alcun interesse a confondere il lettore, ma solo a mettere in luce diversi aspetti che non trovano il conforto di adeguate informazioni.

Partiamo dal confronto fra l’Italia e la Cina, che dovrebbe essere fatto anche tenendo conto delle contromisure adottate. In Cina il contagio è stato limitato ad una regione la cui popolazione è di circa 57 milioni di abitanti, mentre la città nella quale si è diffuso maggiormente di abitanti ne conta 11 milioni: in grandi linee, l’Italia e la Lombardia.

Bisogna adesso considerare delle piccole differenze che sfuggono ai meno attenti, ma non a chi, volontariamente, ci sta tenendo relegati in casa puntando sull’incubo del contagio: il regime totalitario della Cina ha messo in campo IMMEDIATAMENTE misure restrittive rispettate da tutti (guai a non farlo!), chiudendo l’intero territorio, ed ha provveduto a sanificare giorno dopo giorni anche gli angoli più nascosti di strade e palazzi; qui il nostro spirito di libertà e di tolleranza ci ha fatto perdere un mese di tempo sottovalutando (ci sono filmati di politici che rassicurano gli Italiani) il contagio.

Ancora oggi si adottano soluzioni temporanee per non scontentare nessuno: per cui le misure per il contenimento del virus si dimostreranno inefficaci se si continua nella tolleranza, anche se si inaspriscono sanzioni pecuniarie che non fanno spaventare nessuno, ben sapendo che determinati importi spesso diventano inesigibili per la maggior parte dei trasgressori, e si mostrano solo una perdita di tempo: avevo ipotizzato, sul mio profilo Facebook, sanzioni alla portata di tutti, 50 o 100 euro, assieme al fermo del veicolo. Sembrano irrisorie, ma vi assicuro che non lo sono, se applicate di frequente, assieme alla denuncia penale!

Tornando al confronto Italia / Cina, ossia al diverso modo di agire, anche gli altri paesi occidentali, Gran Bretagna in primis, hanno sottovalutato il rischio, quindi il contagio tarderà a diffondersi; lo stesso vale per la Francia che ci ha sbeffeggiati; la Spagna, che ha lasciato giocare il Valencia contro una formazione italiana che ha sede a Bergamo, città più colpita dal virus, autorizzando, per sottostare alle decisioni dell’UEFA, anche il ritorno, seppure a porte chiuse; e persino gli Stati Uniti, dove la sicurezza arrogante di Trump ha dovuto fare i conti con lo svuotamento delle metropoli.

Oggi sentiamo dire che la Cina, che ha superato la fase critica, teme un contagio cosiddetto di ritorno, e per contenerlo sta stringendo nuovamente le maglie, visto che la sua economia sta ripartendo.

L’Italia attende il picco, ma la diffusione del virus diversificata sul territorio, per evidenti falle nella rete di contenimento e nelle contromisure adottate (non dimentichiamo migliaia di persone che si sono spostate da Nord a Sud, ed ancora continuano a farlo, vanificando le previsioni), sposterà in avanti nel tempo, regione per regione, sia questa attesa che il ritorno alla normalità. Alla fine, farà lo stesso della Cina, e passata la tempesta ognuno riprenderà la vita normale, cercando di recuperare quello che si è perso.

Ma solo sulla carta e nelle intenzioni: vero che che gradualmente ascolteremo il “bollettino di guerra” della protezione Civile fornire notizie confortanti, ma è anche vero che i nuovi posti liberati negli ospedali sono dovuti all’alto numero di morti, che supera di gran lunga quello dei dimessi. I quali, a loro volta, dovranno tornare a casa e continuare ad osservare le disposizioni normative da stato d’assedio!

Tornando all’analisi qualitativa, quindi facendo a meno dei numeri, io credo che, alla fine dello tsunami che porterà morti e impoverimento generale, il nostro Paese non potrà recuperare quel patrimonio di saggezza e di esperienza fatta da migliaia di deceduti: persone anziane e deboli, le più esposte al virus.

I loro parenti non hanno avuto la possibilità di piangere sulle loro bare, ma penso proprio che, tornando alla normalità, ogni giorno che passa piangeranno i mancati sostentamenti dovuti alle loro pensioni: non dimentichiamo che milioni di famiglie in Italia si sorreggono grazie alle pensioni dei congiunti anziani.

Non è una boccata d’ossigeno per l’INPS, che deve fare i conti con i costi della cassa integrazione in deroga per milioni di dipendenti (è questo il motivo per cui ci si sforza di ampliare sempre più il numero di attività industriali ritenute indispensabili per la produttività?). 

Senza milioni di euro necessari per sostenere determinate famiglie, ci troveremo di fronte ad una piaga che il governo dovrebbe fin da ora cercare di lenire, studiando una politica a sostegno di famiglie diventate improvvisamente più povere. Sarebbe opportuno che la classe politica capisse questo, ma nutro forti dubbi: l’analisi qualitativa della popolazione deve suggerire anche di prevedere e non di correre ai ripari, ammesso che lo si voglia fare, quando già è troppo tardi.  

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