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ECCO COSA ACCADDE QUEL 27 SETTEMBRE 2014

Grazie alle testimonianze, siamo riusciti a ricostruire i fatti e scoprire la verità!

INCENDIO RAFFINERIACosa è veramente successo quella notte del 27 settembre scorso? Un incendio. Tutto qui! E migliaia di cittadini si sono svegliati nel cuore della notte per andare il più lontano possibile, meglio su un’altura, per assistere a quello che era per loro un evento eccezionale. Pensate, un serbatoio che prende fuoco! Quando capiterà un’occasione simile? Ma perché sono andati lontano, addirittura fino a Patti, al Tindari? Perché non era possibile stare vicino, in prima fila: i posti migliori erano stati occupati dai soliti raccomandati, arrivati prima per scattare foto e immortalare le fiamme viste solo in tv durante la guerra del Golfo! Ma il resto? Solo congetture, invenzioni, portate avanti da chi vuole destabilizzare l’ordine e punta allo smantellamento della Raffineria e delle industrie, per realizzare un controllo differente del territorio, in nome del turismo e del popolo inquinato. Che senza Raffineria non sarà più inquinato, e non avrà più possibilità di lamentarsi. Abbiamo raccolto voci, indiscrezioni, confessioni, anche ammissioni di colpevolezza. Nessuno osa pubblicare o informare i cittadini, per rassicurarli, dopo che hanno perso la fiducia. Nessuno crederebbe ad una sola parola, perché riterrebbe il tutto frutto di menzogne, di fantasia, di invenzioni. Certe volte è possibile dire la verità anche ricorrendo alla satira, all’ironia, in cui siamo professionisti. Al punto che vi diamo la nostra versione: liberi di credere! Intanto oggi non c’è nulla che possa farci temere il peggio: nessun rischio di esplosione, di disastro, di ulteriori incendi. Come ben sapete, dopo che Santa Chiara subì un famoso furto, in sua protezione furono costruite porte di ferro! C’è l’ARPA che ci rassicura, giorno dopo giorno: una tempestività che prima non c’era stata, ma solo perché prima non c’era alcun bisogno! Ecco l’efficienza, l’informazione, la puntuale osservanza delle disposizioni! Purtroppo tutti siamo stati preda di esagerazioni incontrollate, che hanno innescato un panico senza precedenti. Immaginate se fosse successo durante lo svolgimento della notte bianca! Impossibile: erano tutti in piazza, a divertirsi grazie al contributo della Raffineria! Il gusto è buttare la gente giù dal letto: uomini, donne, bambini, vecchi, anche gli ammalati… persino cani, gatti e canarini, e anche il pesce rosso nella vaschetta! Via, tutti fuori… Uno dei nostri informatori ci ha pregato di non fare il suo nome, per evitare che possa diventare preda di giornali scandalistici, della Vita in diretta o di altre trasmissioni televisive. Ecco la storia: non potendo dormire per gli schiamazzi notturni dei vicini che festeggiavano il compleanno della vecchia zia signorina, ancora non passata a miglior vita per lasciare una cospicua eredità, il nostro amico passeggiava nervosamente in balcone. Ad un tratto vide dei bagliori illuminare il cielo, ma pensava che fossero i fuochi d’artificio, quelli che non erano stati sparati nella Festa di Santo Stefano. Non sentendo alcun rumore, dava la colpa ai vicini, nella cui abitazione invece erano assordanti. Salì in terrazza per vedere meglio, e proprio lì si accorse – riportiamo la sua versione integralmente – che la Raffineria prendeva fuoco! Allarme generale. Non sentì alcuna sirena, sempre per colpa dei vicini bordellisti! Pensò allora di correre in strada, fermare la prima macchina che passava, dare l’allarme; purtroppo per lui il conducente, dietro i vetri oscurati, non sentiva altro che le casse che diffondevano a palla musica napoletana! Cominciò quindi a suonare i campanelli, come faceva da ragazzo quando rompeva le scatole al prossimo, nel cuore della notte. “Qualcuno sarà sveglio, pensò, qualcuno risponderà!”. Macchè, tutti addormentati, davanti alle televisioni lasciate accese, e nessuno a chiedere chi fosse. Tanto, a quell’ora, non aspettano nessuno! A questo punto l’idea geniale: andare su facebook per diffondere la notizia! In un paio di secondi chi chattava con l’amica lontana, che mostrava il seno prosperoso grazie a skype, venne a conoscenza che la Raffineria di Milazzo stava scoppiando! Milioni di telefonate nel cuore della notte, persone svegliate di soprassalto, tutte in preda al panico, gridavano: “Ccà muremu tutti, scappiamo!”. Esagerazioni, ovviamente: lì non sarebbe morto nessuno, ma nella concitazione del momento ognuno pensò di andare il più lontano possibile, fino a Tindari! Memori dei pellegrinaggi fino al santuario salendo a piedi “d’a cuda ’a vuppi”, ritennero che non sarebbe stato conveniente abbandonare l’autovettura, saldamente appiccicata sotto il culo anche per andare in bagno! Contemporaneamente, con un sincronismo che lascerebbe stupite persino le campionesse olimpiche di nuoto sincronizzato, tutti ad intasare il casello di Milazzo, per prendere il biglietto, e poi via di corsa. Chi arriva ultimo paga per tutti! A Tindari, poiché di notte non vige il divieto di accesso e si può salire senza far ricorso al bus navetta, tutti in auto! Qui non hanno acceso il cero alla Madonna per lo scampato pericolo, ma per vedere dall’alto il cero, pardon, la candela, anzi il serbatoio che aveva preso fuoco! Ancora oggi sono visibili i fumi, ma non dell’alcol! Si tratta solo di qualche focolaio, che non desta preoccupazione ed è tenuto sotto controllo. Imprevista attrattiva non segnalata a chi si era imbarcato sulla solita nave da crociera dirottata da Messina a Milazzo! I turisti hanno fatto fare gli straordinari alle macchinette fotografiche digitali ed ai tablet, per immortalare il fumo, che saliva verso il cielo, concedendo un attimo di tregua agli abitanti dei comuni di San Filippo del Mela, di Santa Lucia del Mela e degli altri del comprensorio! Tutti a bordo del trenino della Pro Loco, il loro sguardo era rivolto verso la Raffineria e a quell’insolito spettacolo! Altri, non trovando di loro gradimento la merce proposta dal marocchino che gira con una carrozzella stipata all’inverosimile di berrettini, guanti, copri cellulari, orologi e accessori vari, si sono recati in un negozio del porto, per chiedere in italiano stentato: “Eschiusimi, avere voi maschere?”. Il titolare, avendo riposti i residui di Carnevale in magazzino, non volendo perdere una ghiotta occasione di vendere maschere fuori stagione, rispose: “Ain moment… Staiu arruvandu!” portandosi nel retrobottega, da dove venne fuori dopo un paio di minuti con alcuni oggetti in mano: “Ecco, questo essere Berlusconi, questo Pippo Baudo, questo invece Uomo ragno… Spaidemmen… Aspettare faiv minuti… prendo altre…”. “No, disse uno del gruppetto, che nel frattempo si era fatto più numeroso, no maschere carnevale, ma maschere antigas… Fumo, lì… noi morire tutti soffocati!”. “Ma quando mai, rassicurò il negoziante, quella è grande trattoria, oggi si mancia sasizza.. Conoscete voi sasizza? Wurstel, ma non è la stessa, qui noi chiamare SASIZZA…Specialità… C’è sempre fumo quando cuoco arrostisce sasizza… Se voi stare qui a mezzogiorno, vi faccio mangiare un … Conoscere voi Caddozzo?”. Quello che sembrava il più esperto del gruppo, e che aveva avuto a che fare con i siciliani immigrati nel suo paese, avvicinando la mano alla cerniera dei pantaloni, disse “Certo, questo essere caddozzo!”. E sorridendo si allontanarono… Anche lui rassicurò nella sua lingua gli altri croceristi. Qualcuno che ha capito il linguaggio, giura che abbia detto: “Tranquilli, lui dice che stanno arrostendo salsiccia, ma il callozzo lasciamo che se lo mangino solo loro…!”. Allarmismo ingiustificato, ovviamente. Meno male che tutto passa, e fra qualche settimana dell’accaduto rimarrà solo un brutto ricordo. I più penalizzati saranno gli abitanti di San Filippo del Mela, quelli che non potranno mangiare più lattughe, dopo che il Sindaco di quella cittadina ha raccomandato di non consumare verdure a foglia larga e, in caso, di lavarle abbondantemente. Premesso che non è un obbligo mangiare lattuga, e faranno bene gli abitanti di San Filippo a non consumarne. Qualcuno ha proposto, di fronte ad un danno irreversibile per l’agricoltura, una richiesta di riconoscimento dello stato di calamità naturale. Solo che non si tratta di una calamità naturale, bensì di precise responsabilità di qualcuno che sarà chiamato a versare indennizzi milionari come risarcimento. Qualcun altro ha suggerito una nuova giornata di solidarietà con il popolo inquinato. In un Paese in cui tutti versano fondi per la ricerca e per le malattie più impensabili, ricevendo in cambio l’azalea, il sacchetto di mele o di arance, l’orchidea, la piantina di olivo, la gardenia, l’uovo di Pasqua e via dicendo, con un nuovo numero telefonico da comporre, un sms da inviare, al costo di due o cinque euro, potremmo ottenere in cambio la Lattuga della speranza, da mettere sul balcone, simbolo della rinascita e della lotta all’inquinamento, con le foglie che funzionerebbero come un impianto d’allarme! Al posto di quelli che non hanno funzionato nella notte del 27. Ma solo perché non era successo nulla… solo un innocente focherello…tutto il resto insensati allarmismi!

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