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IL CARCERE FEMMINILE, O ANTIQUARIUM

CARCERE FEMMINILE

INDICAZIONI ERRATE SU INTERNET. MA NON SOLO QUELLE. ECCO UNA LETTERA GIUNTA IN REDAZIONE

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Musei a Milazzo: Antiquarium Domenico Ryolo

Descrizione:

L’Antiquarium Domenico Ryolo è uno dei più importanti musei della cittadina di Milazzo, con una interessante esposizione di reperti archeologici conservata presso lo storico edificio del Carcere borbonico femminile, risalente al 1816.

Il museo fu inaugurato nell’aprile del 2010. L’edificio appare come una costruzione bianca, con i tipici caratteri delle costruzioni militari dell’epoca, e mostra un prospetto davvero elegante, a sviluppo orizzontale.

E’ situato nella centrale via Impallomeni, permette di apprezzare e conoscere meglio l’evoluzione dell’insediamento umano nella zona di Milazzo, lungo un vasto arco temporale che va dalla dominazione greca fino al periodo del potere romano, dunque pressappoco tra l’VIII e il I secolo avanti Cristo. I numerosissimi reperti ceramici esposti offrono una campionatura degli oggetti che costituivano il corredo funerario.

Si segnalano per la loro unicità tre modellini fittili (manufatti in argilla) di imbarcazioni con relativi rematori, restituiti da una sepoltura del III secolo a.C.

Il Museo getta luce sull’antica colonia di Mylai, sulla quale è stata poi fondata Milazzo, ma anche sulle usanze afferenti al periodo greco-romano, particolarmente nella cultura dei riti funerari.

Fin qui brevi cenni storici tratti da Internet.

Ogni tanto fa bene tuffarsi in un passato che ci riguarda da vicino e che forse trascuriamo per indolenza con l’alibi facile, “… tanto ci posso andare in qualunque momento”. Ma, a proposito di andare, di fruire, vediamo qual è la situazione e come ci presentiamo a chi, assai più di noi, dimostra di apprezzare santuari  di tal genere. L’esterno, cioè il biglietto da visita non solo per chi va a visitare il museo ma anche per l’occhio di chi frettolosamente passa, si presenta ben tenuto; cozzano per l’armonia del luogo, i troppi manifestini  di avviso (se ne contano ben otto, di cui tre “Area video sorvegliata”: ne bastava uno solo), sparpagliati un po’ qua un po’ là disordinatamente, che disturbano la percezione “pulita” del prospetto veramente gradevole pur nella sua imponenza. Raggrupparli nell’unica tabella metallica stilizzata esistente, infissa sulla scalinata d’ingresso, sarebbe possibile e più che sufficiente. Anche l’occhio vorrebbe la sua parte. Tutte le informazioni utili per i visitatori sono riportate su fogli – eterogenei nella forma e nei colori (esposti alle intemperie e quindi degradati) – solo in lingua italiana; la traduzione nelle lingue più ricorrenti sarebbe opportuna se non proprio dovuta a livello di semplice cortesia verso chi viene da fuori. Una tabella con gli orari di apertura e chiusura così specifica: lunedì e mercoledì 17-19; martedì e giovedì chiuso/closed; venerdì 18,30-20,30; sabato 15,30 – 19; domenica 10,30 – 13,30. Altra tabella precisa: Ingresso gratuito/free.

Ci si chiede perché mai si debbano osservare due giorni di chiusura; la cultura non ha date anche se purtroppo deve avere orari che, ad onor del vero, in altri luoghi similari, comprendono anche le visite notturne. Inoltre, è fortemente limitativo tenere aperta la struttura solo per qualche ora al giorno con intervalli che sembrano solo di comodo; tutt’altro che ottimali.

Dopo tanto preambolo, che ormai può risultare utile solo per rinverdire conoscenze, devo purtroppo osservare che la struttura, nonostante gli orari esposti al pubblico, nonostante le telecamere che video sorvegliano, nonostante la targa MUSEUM (in latino) campeggi ancora sulla scalinata di accesso E’ CHIUSA per sempre!!! Proprio così! Dopo una settimana di andirivieni nella vana speranza di poter rivisitare l’ex carcere femminile (ora solo così si può chiamare quel manufatto), trovato sistematicamente e perennemente chiuso, da fonti certe si è appreso che l’ex Museo è stato da tempo smantellato e che tutti i reperti sono stati trasferiti nell’ANTIQUARIUM dei Quartieri Spagnoli, gestito dalla Regione Sicilia.

Che dire? A parte la incolpevole disinformazione, possiamo definirci fortunatissimi!  Poteva pure accadere che i reperti si sperdessero in mille rivoli, o finissero in altri Musei di chissà quali altre città. O custoditi temporaneamente da qualcuno, fino a quando se ne sarebbe persa la memoria… Che fortunati che siamo!

 

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