IL VANGELO DI DOMENICA 5 LUGLIO ed il suo commento
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 11,25-30
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore.
COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 5 LUGLIO 2026 (Mt 11,25-30)
Gesù si rivolge a Dio e lo chiama Abbà, Padre, Fonte della vita, Principio vitale e amorevole. Abbà in ebraico significa papà, nell’accezione più affettuosa del termine. Gesù lo ringrazia attraverso una preghiera perché ha nascosto “queste cose ai sapienti e ai dotti e le ha rivelate ai piccoli”. Detta così la frase risulta al quanto strana… occorre fare la parafrasi. Intanto, chi sono i sapienti e i dotti? Sono i capi religiosi di Israele, Scribi Farisei e Sadducei. Che cosa ha nascosto Dio a loro? Dio non ha nascosto proprio nulla. Con il termine “nascoste” Matteo intende dire che costoro non hanno accolto la Parola di Dio ma al contrario l’hanno occultata e rifiutata fino a condannare a morte chi la comunicava. Quali sono “queste cose” che non hanno accolto? Si tratta del messaggio d’amore esposto in precedenza nei capitoli 5, 6 e 7 dello stesso Vangelo. Chi invece, ha recepito queste cose? L’hanno fatto “i piccoli”. Il termine “piccoli” indica due realtà: da un lato sono gli adulti che hanno il cuore puro, semplice, senza falsità o doppiezza cioè i saggi; dall’altro sono i bambini cioè quelle creature che non hanno ancora imparato a odiare. “Se non vi convertite e non diventate come i bambini, non entrerete nel Regno di Dio” (Mt.18,3). Le sue parole vanno comprese bene. Gesù non vuole credenti con una religiosità infantile, oppure gregari sempre pronti a ubbidire… vuole gente matura e libera, incapace di odiare e manipolare. In questa preghiera mette a confronto i dotti con i semplici; critica i primi ed elogia i secondi in un’amara constatazione. I dotti basano il rapporto con Dio sotto un profilo legalistico a scapito del bene della persona. I piccoli invece mettono il bene dell’individuo al primo posto e questo li rende in comunione con la forza vitale e amorevole di Dio. Poi Gesù rivolge un accorato appello, un richiamo potente. “Voi che siete stanchi e oppressi (da una situazione che non vi promuove e non vi libera) venite a me, io vi darò ristoro”. Incredibile la forza di queste parole sempre attuali! Non mi meraviglio che Gesù sia stato ucciso! Dio difende sempre le sue creature, quindi, se un ordinamento non è orientato al bene dell’individuo, non viene da Dio. Il criterio di interpretazione della Bibbia, del Vangelo, deve essere il bene dell’individuo, altrimenti è solo esercizio di dominio. “Voi che siete stanchi e oppressi”: Gesù riconosce una situazione di stanchezza e stasi a gente gravata dal peso di “pesanti fardelli (imposti da) coloro che dicono e non fanno” (Mt.23,3-4). A costoro Gesù ridona fiato e conforto, ristoro e sollievo, infonde nuova energia perché il suo “giogo”, il peso dei suoi comandamenti, è leggero. Il giogo era una trave di legno pesante messo dai contadini sul groppone dei buoi per dirigerli quando aravano i campi. Il suo giogo è leggero perché praticare il suo messaggio, è come un carburante che dona nuova energia, nuova forza interiore chiamata Spirito. E’ proprio questa forza interiore che spinge ciascuno a realizzare una vita viva, appagante, capace di tessere relazioni umanamente proficue. Da tutto questo deriva un ragionamento semplice: l’unico modo che abbiamo per stare bene, interiormente e fisicamente, è fare il bene. Chi è interiormente “mite e umile di cuore”, corretto e onesto con se stesso e con gli altri, quando le esperienze della vita l’avranno stancato… avrà la forza di gestirle e superarle.
MARIELLA RAPPAZZO
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