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LA MAFIA UCCIDE A MAGGIO: L’ANPI RICORDA PEPPINO IMPASTATO

Come ogni anno, il 9 maggio, alle 17, l’Anpi andrà nella via Peppino Impastato (alle Case gialle di Santo-Bordonaro) a ricordare la sua figura, vittima di un assassinio mafioso.

Nel 1977 Peppino fonda “Radio Aut”, emittente radiofonica che inizia a sollevare problemi legati a Cosa nostra, soprattutto prendendo di mira don Tano Badalamenti, colui che divenne il boss dopo aver ucciso il mafioso Manzella. Peppino iniziò con molta irriverenza a far notare le attività illecite di Badalamenti.

Attività illegali soprattutto legate ai traffici di droga e al controllo dell’aeroporto di Palermo. Per far arrivare la droga dal Sud America, precisamente dal Brasile, tra i più fidati amici di Gaetano Badalamenti c’è Tommaso Buscetta, il boss dei due mondi, che comandava il narcotraffico, controllandone lo spaccio da Rio de Janeiro fino a Palermo.

Nel 1978 Peppino iniziò a ricevere le prime minacce, ma tira dritto continuando la propria attività di denuncia. Decide anche di avvicinarsi alla politica, candidandosi alle elezioni comunali con Democrazia Proletaria. Gesto non gradito a Badalamenti, che ne ordinò l’uccisione.

Peppino Impastato non fece neanche in tempo a sapere i risultati delle elezioni, in quanto assassinato in piena campagna elettorale la notte del 9 maggio 1978. Quella notte usciva dalla radio per tornare alla propria abitazione, ad appena cento passi da quella di Badalamenti, venendo colpito a morte tramortito da un grosso sasso (che venne rinvenuto a pochi metri di distanza, ancora sporco di sangue). Gli assassini cercarono di far apparire la sua morte come imputabile ad un attentato fallito o ad un suicidio, per distruggerne anche l’immagine, ponendo una carica di tritolo sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia Palermo-Trapani.

La lista di Democrazia Proletaria ottenne 260 voti e un seggio; gli elettori votarono comunque, simbolicamente, per il defunto Peppino, che addirittura risultò il candidato più votato con 199 preferenze.

Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si costituisce un Comitato sul caso Impastato e il 6 dicembre 2000 viene approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini, pubblicata successivamente in un volume su Peppino Impastato. Nel settembre del 2000 esce il film “I cento passi” che ha fatto conoscere Peppino al grande pubblico. Il 5 marzo 2001 la Corte d’assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo. Badalamenti e Palazzolo sono successivamente deceduti.  Il 7 dicembre 2004 è morta Felicia Bartolotta, madre di Peppino. Nel 2011 casa Badalamenti, confiscata, è stata assegnata all’Associazione Casa Memoria “Felicia e Peppino Impastato” e all’Associazione “Peppino Impastato”. Nel 2011 la Procura di Palermo ha riaperto le indagini sul depistaggio.

Nell’aprile del 2012 esce una nuova edizione del volume “Peppino Impastato: anatomia di un depistaggio”.

A Messina, su proposta dell’Anpi, la Commissione Toponomastica ha intitolato una strada a Peppino Impastato, nel rione “Case gialle”, alla cui inaugurazione parteciparono – oltre a un numeroso pubblico di compagni, alunni delle scuole e abitanti del quartiere – anche l’allora Presidente della Commissione antimafia Francesco Forgione assieme a varie autorità civili e militari. In quella occasione sono state scoperte due lapidi in granito che recano, oltre alla iscrizione, due bassorilievi che riproducono il volto di Peppino, eseguiti dal noto artista Gaetano Mammano.

Da allora, tutti gli anni, una delegazione antimafiosa si è recata nella strada per ricordare Peppino e portare dei fiori di campo. Anche stavolta l’Anpi si ritroverà il 9 maggio in via Peppino Impastato alle 17 per il consueto appuntamento di commemorazione e di riflessione politica. Di fronte a 194 morti sul lavoro nei primi tre mesi di quest’anno, si avverte forte il bisogno di “democrazia proletaria” e di figure come Peppino Impastato.

Giuseppe Restifo, addetto stampa Anpi Messina

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