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LA MORTE DI UN GABBIANO!

E’ SEMPRE IN CRESCITA IL NUMERO DI QUESTI VOLATILI CHE INVADONO LE CITTA’. MA GUAI A PENSARE DI RIDURLO METTENDOLI SOTTO LE RUOTE DELLE AUTO…

Quasi la “Morte del cigno”. Stamattina, ore 7,18, in Marina Garibaldi. Due pedoni fermi a bordo carreggiata lato mare, guardano attentamente verso terra. Anch’io, che transitavo in macchina, faccio la stessa cosa istintivamente.

A terra giace un gabbiano che accenna a muoversi. Mi fermo, attraverso e vedo una scena veramente dolorosa. La povera bestiolina (ma grande nelle dimensioni) si dimena cercando un alito di vita. Qualcuno lo ha travolto mentre beccava un pezzo di pane che ora gli è accanto. Pur conoscendo – per averlo provato in un altro analogo salvataggio – il “becco” del gabbiano, mi sono chinato, gli ho sistemato le ali affiancandole al corpo. Non ha reagito. L’ho adagiato in una delle aiole della passeggiata. Continuava con quei movimenti; non un gemito ed era comunque maestoso, seppur non librato in volo. Si è disteso all’indietro in un ultimo spasimo di dolore.

Avevo la fotocamera ed ho voluto, seppur  titubante, fotografarlo ed ora spero che – se pubblicata – l’autore di questo dramma mattutino sappia che cosa ha fatto e cosa invece avrebbe dovuto fare. Quello che ho fatto io e chiunque altro con un po’ di sensibilità. Egli o ella, piratescamente, invece, se l’è data a gambe. A tutti poteva capitare (sempreché non sia stata una bravata) ma fermarsi era d’obbligo anche se si trattava di un uccello.

Imparate! Per essere civili non è necessario essere eroi. 

NOTA dell’editore: Si tratta di un articolo pubblicato qualche anno fa. Ho voluto riproporlo per evitare che episodi analoghi possano ripetersi. Abbiamo fatto male?

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