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L’IMPORTANZA DELLE ELEZIONI EUROPEE: UN VOTO NECESSARIO IN UN’EUROPA CHE CI CONTROLLA

di Eugenio PRETA

Ricordiamo che il tasso di astensione, relativamente alle elezioni europee, è stato sempre tradizionalmente abbastanza elevato. Al momento delle prime elezioni a suffragio universale del 1979 aveva raggiunto il 39,3% ed era sempre cresciuto fino al 2014, anno in cui aveva raggiunto il 57,6% Nel 2019 la partecipazione al voto era migliorata e l’astensionismo era diminuito in tutta l’Unione tanto da registrare un successo, soltanto relativo però, perché un europeo su 2 aveva partecipato alle elezioni.

Le ragioni di questa disaffezione risiedono sicuramente nella percezione della lontananza delle istituzioni europee dal cittadino e nella complessità del processo decisionale, ancora incomprensibile per i comuni cittadini: tra Commissione, Consiglio dell’Unione, Consiglio europeo e Parlamento, nessuno riesce a capire chi faccia cosa, e questo perché il processo decisionale di Bruxelles e Strasburgo trascende lo schema classico democratico con un’Assemblea parlamentare che condivide il potere legislativo con il Consiglio dell’Unione europea e la Commissione che dispone del monopolio dell’iniziativa legislativa.

In effetti l’Unione appare molto lontana ed eccessivamente tecnocratica tanto più che il voto del trattato di Lisbona, ottenuto solo per voto parlamentare solo per evitare, dopo la bocciatura da parte dei cittadini del progetto di una Costituzione europea, il responso negativo dei popoli, ha radicato nelle coscienze europee l’dea che, in ogni caso, la volontà dei cittadini non conti nulla di fronte a quella delle oligarchie europeiste. Eppure l’Unione europea ci riguarda tutti, nel doppio senso del termine: ci riguarda e ci sorveglia come il grande fratello del romanzo 1984 di Orwell.

Le pale eoliche che vediamo quando passeggiamo in campagna o sulla linea d’orizzonte marittimo ci viene dagli obblighi imposti dall’Europa in tema di energie rinnovabili così come il sistema del calcolo del prezzo dell’elettricità o la scelta della nostra prossima vettura, possibilmente elettrica (ahimè) o i pesticidi ammessi all’utilizzazione o la taglia consentita delle siepi divisorie. Così l’Unione ci opprime con norme sempre più numerose e ci fa subire le conseguenze delle sue politiche commerciali subordinate agli imperativi dettati dalla mondializzazione. Ed ancora più grave, Bruxelles si permette di punire i popoli che hanno la intraprendenza di non votare come si dovrebbe, come succede con Polonia ed Ungheria, perseguite e minacciate di venire private del diritto di voto in Consiglio e dei sussidi europei a causa di una pretesa violazione dello Stato di diritto. In verità perché i governi di tali paesi hanno rifiutato il dogma europeo sopranazionale, mondialista e wokista. L’Unione europea quindi ci concerne tutti molto concretamente. Stiamone certi: se noi non ci interessiamo all’Europa, l’Europa si interessa a noi. Se siamo veramente legati alla nostra libertà, quindi alla sovranità dei nostri paesi, il prossimo 9 giugno andiamo a votare e facciamo proselitismo presso parenti ed amici per un voto utile non per un’astensione che metterebbe il nostro destino nelle mani dei tanti imbonitori, oggi candidati, che predicano parole che non corrispondono a nessuna realtà, come “la sovranità europea“ che non significa nulla e rimane solo un possedimento geostrategico americano dal momento che sono gli Stati Uniti che assicurano la difesa europea e detengono la potenza economica, le potenzialità tecnologiche e il predominio culturale. O come quelli che, alla viglia delle elezioni si presentano come eurocritici e che, all’indomani, si alleano ad esempio col PPE , gruppo che ha sempre operato per quel federalismo europeo oggi superato nel concetto di un Europa soprannazionale.

Certamente la politica europea deve poter essere ridisegnata nella capitale nazionali: a Roma, Parigi, Berlino o Madrid ed altri, nella speranza che i partiti che difendono gli Stati nazionali possano ottenere una maggioranza che, superate le incomprensioni, uniti, possa portarli a riformare il nefasto impatto di Bruxelles sulle volontà dei cittadini e degli Stati nazione.

Oggi tutto questo è divenuto una necessità per la sopravvivenza del vecchio concetto originario di Europa dei popoli e degli Stati.

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