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MILAZZO, ALTRE STORIE INCREDIBILI DI SPIRITI E FANTASMI…

CONTINUA LA NARRAZIONE DEI FATTI INCREDIBILI, FRA SUPERSTIZIONE E LEGGENDA, AVVENUTI NELLA NOSTRA CITTA’. QUESTA VOLTA DAL BORGO CI TRASFERIAMO NELLA PIANA, IN QUESTO FANTASTICO VIAGGIO CON IL NOSTRO PIETRO TORRE E LE SUE “STORIE”.

PARTE 2^

Anche queste storie che sto per raccontare sono state da me raccolte ascoltando le testimonianze di chi le ha vissuto di persona o ne ha sentito dire da conoscenti, nel corso di tanti anni. Ovviamente non posso riferire nulla sull’identità di chi mi ha narrato, in via del tutto confidenziale, questi eventi né posso garantire sulla loro veridicità; posso solo dire che si tratta di folklore e di leggenda, ognuno pensi quel che vuole! Certo è che sembra che talvolta un mondo parallelo, di norma precluso ai nostri sensi, si manifesti a qualcuno per un tempo in genere molto breve sconvolgendone però per sempre la vita e le convinzioni. Ci sono poi casi in cui si equivoca e si distorce la realtà, essendo spesso più facile di quanto si pensi spiegare l’arcano. Con questa premessa, ecco qualche caso che merita di essere ricordato, se non altro per lasciare una memoria, sia pur molto fugace, nella storia del costume locale.

Un mio amico mi narrò che quand’era bambino, verso la metà degli anni 50 del secolo passato, la contrada S. Paolino, allora zona di aperta campagna attraversata da una strada sterrata fino agli anni 60, polverosa in estate e paludosa in inverno, fino al XVII secolo letto del torrente Mela, poi deviato a ponente dagli Spagnoli che allora dominavano in Sicilia, a causa delle frequenti e disastrose alluvioni, venne sconvolta da una storia che ne ricorda altre simili accadute da altre parti. Una ragazza era promessa ad un giovane ed era in attesa del giorno delle nozze; entrambi lavoravano in campagna e un brutto giorno il giovane venne folgorato da un motore elettrico che tirava acqua da un pozzo, lasciando la sua futura sposa nella più assoluta disperazione. Alcuni anni passarono e la donna cercò di superare i pensieri legati a quella disgrazia, ma una sera rincasò in preda alla confusione mentale e al deliquio. I familiari erano disperati vedendola urlare, contorcersi e, in alcuni momenti, parlare con voce di uomo, voce nella quale qualcuno identificò subito quella del fidanzato tragicamente scomparso. Si sa, quando i rimedi della scienza medica non bastano, spesso la gente superstiziosa ricorre alle magie e agli esorcismi, così, dietro il suggerimento del parroco, si decise di condurre la sventurata in chiesa e di procedere alla lettura di determinate preghiere. Quando si stabilì il giorno dell’esorcismo, tutto il paese affollò la chiesetta della contrada e molti restarono fuori, data l’angustia del locale. Preghiere e scongiuri dal tardo pomeriggio si protrassero fino a mezzanotte, mentre la poverina, legata saldamente al suo letto, collocato in mezzo alla chiesa, si dimenava e urlava, con qualche pausa ogni tanto; una vecchia signora, ritenuta la più saggia ed esperta della zona, si avvicinò al letto e si rivolse al fidanzato, il cui spirito si diceva incarnato nella donna, con queste parole:

Pippino (nome di fantasia), vinni mi ti fazzu na visitedda. Picchì nun lassi in paci sta povirazza? Chi culpa n’avi?

Un vocione maschile uscì allora dalle labbra della donna e così si espresse:

Mariuzza (altro nome di fantasia), io sugnu ntè morti, ma non vogghiu ch’a me zita sa pigghi quacchi autru, è a mia e di cca nun mi nni vaiu”.

Tutti sentirono questo assurdo dialogo e tutti a pregare a gran voce lo spirito di lasciare in pace quella poverina, mentre il prete esorcista incalzava con preghiere e scongiuri, avendo per risposta imprecazioni, parolacce, sputi e grugniti feroci.

Poi – così dicono – verso mezzanotte tutto cessò e in un silenzio irreale le porte della chiesetta si mossero e sembrarono spalancarsi dall’interno verso l’esterno, mentre un vento violentissimo investiva tutti, pur essendo la notte molto serena. Poco dopo la donna, aperti gli occhi, che prima teneva chiusi o semichiusi, con un filo di voce, chiese ai presenti dove fosse e perché non si trovasse a casa sua … Insomma, sembrava che il peggio fosse passato. Immaginate i commenti e le discussioni. Però i disturbi della donna non finirono. Dopo qualche settimana di tregua ricominciarono e si pensò a farle fare un esorcismo più intenso, da un prete “più bravo”, che si diceva in odore di santità. Questa volta la cerimonia fu fatta in un posto segreto, dove la poveretta fu portata… Su suggerimento del nuovo esorcista, i vestiti dell’invasata dopo il rito, dovevano essere “bruciati” e seppelliti da qualche parte. Concludeva il mio amico che la donna, dopo varie sedute col nuovo esorcista, sembrò star bene, potè tornare ad una vita normale, a lavorare, a sposarsi e ad avere figli. I suoi vestiti, come suggerito dal “santone”, furono bruciati e le ceneri buttate nella saia melmosa del posto: ebbene, in quel punto, ricordava il mio amico, che allora abitava in quella zona, accaddero almeno tre incidenti gravi, di cui uno mortale, come se una forza maligna e perversa si trovasse ancora da quelle parti.

Pietro Torre – (continua)

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